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Autismo: in Trentino la nuova edizione del master sui disturbi dello spettro autistico

Il Master vuole formare persone in grado di attuare interventi educativi e didattici per soggetti con disturbi dello spettro autistico e con altre problematiche che ne compromettono le abilità emotive, relazionali e comportamentali.

In particolare vuole formare educatori con competenze osservative, che siano in grado di pianificare azioni educative in accordo con i sistemi del locale welfare socio-sanitario ed i progetti riabilitativi e terapeutici attivati, e che siano capaci di collocare il proprio intervento in ambito scolastico, familiare e nei luoghi di interazione sociale territoriale.

I risultati di apprendimento consistono nell’ acquisizione delle seguenti conoscenze:

  • conoscenze relative alla progettazione e realizzazione di interventi educativi e didattici rivolti a soggetti con disturbi dello spettro autistico, disturbi dello sviluppo, disturbi emotivo- relazionali e disturbi del comportamento;
  • principali tecniche di rilevazione dei bisogni, tecniche di osservazione del comportamento e tecniche di educazione speciale e riabilitazione sociale;
  • possedere autonomia progettuale;
  • saper fare progetti in rete e pianificare interventi a lungo termine.

Didattica

Sono previste 150 ore di lezioni frontali, 500 ore di laboratorio formativo di cui 250 alla presenza di un conduttore d’aula, 200 ore di tirocinio e la stesura di un progetto educativo.

Le lezioni frontali, tenute da professori e ricercatori dell’Università degli Studi di Trento e di altre Università nonché da esperti di alta e documentata qualificazione nelle materie previste dal piano didattico, si articolano nei seguenti tre temi:

  • I TemaI disturbi pervasivi dello sviluppo
  • II TemaMetodologie e tecniche di educazione speciale
  • III TemaL’intervento nei diversi contesti

Agli studenti che abbiano partecipato con regolarità alle attività del Master e che abbiano superato le prove di valutazione della didattica sarà rilasciato un Diploma di Master Universitario di Primo livello in Metodologie di intervento educativo per soggetti con disturbi dello spettro autistico e riconosciuti 60 crediti formativi universitari.

Modalità di frequenza

Le attività formative si svolgeranno a partire dal mese di gennaio 2017 e saranno distribuite su un arco temporale di 15 mesi.

Le lezioni si terranno indicativamente nelle giornate di venerdì pomeriggio e sabato (mattino e pomeriggio). Sarà anche previsto un periodo di attività didattica intensiva (indicativamente di una o più settimane) nel corso dell’estate 2017.

La frequenza al Master è obbligatoria, con una partecipazione minima pari al 75% delle ore di didattica in aula e in laboratorio ed una partecipazione pari al 100% delle ore di tirocinio.

Destinatari e requisiti di accesso

Il Master in Metodologie di intervento educativo per soggetti con disturbi dello spettro autistico è rivolto sia a persone inserite nella pratica educativa ma che non hanno ancora competenze specifiche, sia a persone che cercano di inserirsi nel mondo del lavoro con una pratica educativa.

È rivolto sia a coloro che sono in possesso di un titolo di laurea triennale, sia a coloro che sono in possesso di un titolo di laurea specialistica o magistrale.

Più precisamente, per essere ammessi al Master occorre essere in possesso di uno dei seguenti titoli:

  • Laurea conseguita ai sensi del D.M. 509/99 o del D.M. 270/04;
  • Titolo di studio universitario di durata almeno triennale secondo gli ordinamenti previgenti al D.M. 509/99;
  • Titolo estero, riconosciuto idoneo.

L’iscrizione al Master è incompatibile con la contemporanea iscrizione ad un qualsiasi altro Corso di studio.

Criteri di ammissione

Le domande di partecipazione al Master devono essere presentate a partire dal 14 ottobre 2016 edentro le ore 12:00 del 12 dicembre 2016 esclusivamente tramite l’application on line

Le domande pervenute saranno valutate dalla Commissione. I candidati, le cui domande di iscrizione alle selezioni sono state ritenute valide, potranno accedere al colloquio. Il colloquio si terrà presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive.

Entrambe le graduatorie, per studenti e per uditori, saranno definite sulla base dei seguenti criteri: il Curriculum sarà valutato fino a un max di 40 punti, le eventuali pubblicazioni fino a un max di 10 punti, il Colloquio fino a un max di 50 punti.

In entrambe le graduatorie per essere idonei è necessario ottenere un punteggio finale maggiore o uguale a 60/100.

Scadenze e contributi di iscrizione

•    Domanda di partecipazione esclusivamente tramite l’application online entro le ore 12.00 del 12 dicembre 2016;
•    Pubblicazione ammessi al colloquio: entro il 15 dicembre 2016;
•    Colloquio presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive: 16 dicembre dalle ore 14.00;
•    Pubblicazione graduatoria: entro il 20 dicembre 2016;
•    Iscrizione al Master: entro il 13 gennaio 2017;
•    Quota di iscrizione: € 2.800 (ripartita in due rate: € 1.500 da versare al momento dell’iscrizione, € 1.300 da versare entro il 1 luglio 2017);
•    Quota iscrizione Uditori: € 1.500 da versare al momento dell’iscrizione.

Potranno presentare domanda di iscrizione al Master i candidati idonei che si saranno collocati nei primi 50 posti della graduatoria.

Per informazioni – (Dì che hai saputo del master su Portale Autismo!)

relative agli aspetti amministrativi

Ufficio Tfa e Formazione insegnanti
C.so Bettini, n. 84, 38068 – Rovereto (TN)
Tel. 0464 808641
fax: 0461 287021
Uff.Formazioneinsegnanti@unitn.it

relative agli aspetti didattici
Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione
via Matteo del Ben, 5/B – 38068 Rovereto (TN)
Tel: 0464 808115-808116
diagnostica.funzionale@unitn.it

Teoria – mente … Concreta – mente

Pensieri, immagini, parole per lo studio dei tratti autistici.

Fonte originale: Axiom, Anguish and Amazement: how autistic traits modulate emotional mental imagery, Frontiers in Psychology (2016)

Autori studio originale: Gianluca Esposito, Sara Dellantonio, Claudio Mulatti e Remo Job

“La capacità di immaginare determinate parole o stati emotivi varia da persona a persona, in conformità a caratteristiche soggettive: individui con tratti autistici hanno però dimostrato competenze più elevate nell’associare concetti teorici maggiormente legati a definizioni linguistiche a informazione di carattere percettivo. Questo potrebbe indicare uno specifico stile cognitivo che favorisce lo svolgimento di compiti astratti, non legati ad aspetti sociali.”

Sentire o leggere delle parole rievoca l’esperienza percettiva legata a ciò che queste parole significano. Se, per esempio, leggete “candela”, sarete portati ad immaginare una candela; plausibilmente tenderete a formare un’immagine visivia della candela. Questa capacità immaginativa non è uguale in tutte le persone, ma varia a seconda di determinate caratteristiche individuali.
Inoltre le immagini mentali non sono unicamente visive, ma le persone riescono a rievocare(immaginare) anche l’informazione percettiva di altro genere.
Se vi viene chiesto, per esempio, di immaginare il suono di una campana, rievocherete un esperienza uditiva. Una parole come “fame” evoca un informazione percettiva legata ai nostri stati interni (immaginerete la sensazione della fame), una parole come “felicità” evoca sensazioni emotive, una parola come “assioma” non dovrebbe evocare un gran che di percettivo, ma dovrebbe piuttosto legarsi a una definizione linguistica. Cos’è un assioma, è qualcosa che si fa, non si immagina.

Gianluca Esposito, Sara Dellantonio e Remo Job dell´Università di Trento e Claudio Mulatti dell´Università di Padova hanno approfondito il legame tra la capacità di evocare informazione percettiva di specifiche categorie lessicali e l´abilità nel comprendere gli stati emotivi interni propri e altrui. Ovvero: possono i tratti autistici ed empatici modulare il modo in cui le persone sono capaci di immaginare il significato di determinate classi di parole? E´ questo il fulcro dello studio Axiom, Anguish and Amazement: how autistic traits modulate emotional mental imagery presentato sulla rivista scientifica Frontiers in Psychology.

 

Link : Teoria – mente… Concreta – mente

Autismo e Accessibilità A Dallas Museo con percorsi realizzati ad Hoc per ASD

A Dallas c’è un vecchio detto che dice: “Ogni genitore con un bambino autistico sa dov’è l’uscita”.

Al figlio maggiore di Rachel, Dennis, è stato diagnosticato l’autismo all’età di 3 anni. Quando Dennis era più giovane, Rachel camminava in ogni negozio e pensava a dove sarebbe potuta andare se lui era così irrequieto.

A causa del suo udito ipersensibile, poteva ascoltare i suoni acuti e scoppiettanti che provenivano dagli altoparlanti. Ogni volta che qualcuno faceva un annuncio al citofono in un negozio, Rachel sapeva che erano guai.

“Dennis potrebbe scoppiare in qualsiasi momento” ha detto. “ Avrei dovuto lasciare il negozio di alimentari dopo aver lasciato il carrello pieno di roba.“Oh Dio, dobbiamo uscire di qui”.

Dodici anni fa, quando i Schulzes si trasferirono a Dallas, c’erano quasi tutti programmi o campi per i bambini disabili.

La prima programmazione focalizzata sull’autismo che trovarono era al Dallas Museum of Art.

Ora, attraverso trimestrali Celebrazioni familiari Autism Awareness del museo e l’Hands-On estivo Art campo per bambini autistici, Rachel non ha bisogno di cercare costantemente le uscite di sicurezza.

Questi programmi invece offrono l’ingresso ad uno spazio sicuro dove le famiglie possono rilassarsi e i bambini possono essere se stessi e tutti possono scoprire le gioie dell’arte.

L’arte all’interno dell’Autismo

Il DMA Autism Awareness Family Celebrations è iniziato nel 2010. Amanda Blake, capo della famiglia Access and School Experience,si accorse che vi era grande richiesta per il programma. A quel tempo , era l’unica attività sensoriale, anche sociale ed educativa, per le famiglie del Nord del Texas con bambini autistici .

“Abbiamo notato che queste famiglie non sarebbero venute al museo se non avessimo avuto questi programmi” disse Blake.

Sarebbero troppo preoccupati per i comportamenti dei loro bambini non sapendo cosa aspettarsi”

I programmi sono finanziati dai membri DMA e da donatori, gli abitanti di Dallas attraverso l’ufficio della città di affari culturali, e la Commissione del Texas sulle arti. Circa 8400 persone hanno partecipato quando sono iniziate le attività.

Una delle testimonianze preferite da Blake ai programmi accessibilità autismo, riguarda l’arrivo di una bambina che aveva un fratello autistico.

Blake riesce a ricordare esattamente le sue parole:

“Mi piace venire a questi eventi perché nessuno guarda mio fratello”.

Quattro volte l’anno, il DMA apre prima. I bambini e le loro famiglie partecipano a gallerie guidate e alle attività artistiche.

Blake non voleva restare senza persone specializzate, cosi ha contattato esperti sull’autismo ed educatori.

Attraverso una collaborazione con l’università di Texas Woman, durante le celebrazioni autistiche sono presenti studenti di terapia occupazionale tenutasi in una camera “sensoriale”. La stanza è un posto per i bambini che sono sopraffatti dai loro sensi o che hanno bisogno di un po di tranquillità.

Gli studenti di TWU portano con se gli elementi che un terapista occupazionale potrebbe utilizzare con un bambino autistico.

Alle stazioni adibite alla creazione di arte, il personale mette a disposizione una varietà di materiali, consapevoli come alcuni elementi come l’argilla o vernice possano essere pericolosi per alcuni bambini.

Autism Awareness Family Celebrations e il Summer Autism Campo incorporano anche un terapeuta musicale che coinvolge i bambini in canzoni che parlano del museo dell’arte. E’ un esperienza interattiva per i bambini. Il terapeuta musicale si veste con trombette e sciarpe colorate. Ogni canzone coinvolge azioni e passi di danza per ottenere il movimento dei bambini.
“Ci impegniamo per i programmi per essere d’aiuto“ ha detto Blake. “Il nostro obiettivo è che le famiglie si sentano a loro agio, in modo che possano poi muoversi tranquillamente in altre aree del museo”.

Un posto per essere se stessi

L’arte è sempre stata una passione per Rachel Schulzes. Ha una laurea in belle arti e storia dell’arte presso L’Università del Texas a Austin, e ha completato un Master nella storia dell’arte alla George Washington University.

Prima di Trasferirsi a Dallas, lei e suo marito, Paul, hanno vissuto a Washington, dove Rachel coordinava programmi di educazione alla Galleria Nazionale d’Arte. Attualmente insegna Apprezzamento dell’arte al Collin College.

Anche nel ruolo di educatrice è una madre, Rachel non avrebbe mai pensato di iniziare un programma d’arte per bambini autistici. “E’ divertente,” ha detto. “Ho lavorato in molti musei d’arte, ma non avrei mai potuto portare Dennis con me. Ma ora è un mondo completamente diverso.”

L’ Hands-On Summer Art Camp per bambini autistici è stato il primo campo dove Rachel lasciò Dennis, per aiutarlo a imparare ad essere più indipendente. Ha frequentato i campi per persone Autistiche della DMA per quasi sette anni.
Anche se Dennis ha un udito ipersensibile, si connette ad un altro livello con la musica. Ha un orecchio assoluto e ha iniziato a suonare il pianoforte con entrambe le mani durante la sua terza lezione. L’aspetto musicale del programma di accessibilità del DMA è una delle sue lezioni preferite.

Come molti bambini autistici, Dennis ha imparato a scrivere e leggere prima di parlare. A 6 anni, ha letto ad un livello del 12° grado, ma ha difficoltà a conservare le informazioni,

ma ricorda ogni canzone che ha imparato al museo dell’arte.

Recentemente, ha cantato la melodia di The Beatles “Yellow Submarine” su un dipinto di Hans Hofmann note come “(Senza titolo) Tabella giallo su verde”. Quando ha cantato le parole “gialla” e “verde” agitava le mani per parlare con la lingua dei segni per dire quelle due parole.

“Esplorare le gallerie, è la mia esperienza preferita”, ha detto. “ Non vedo l’ora di rivedere i miei amici e gli insegnanti”.

Sparsi nel tavolo da pranzo degli Schulzes c’è una raccolta dei 10 quadri che Dennis ha creato nel corso dei suoi anni con i programmi DMA. Uno dei suoi pezzi più pregiati si ispira all’artista Romare Bearden di “Soul Tre”. Ha tagliato diversi pezzi di carta a forma geometrica, le note e le immagini di pianoforti incollate insieme nel suo collage musicale. Per finire il quadro, ha disegnato una figura stilizzata di se stesso, mentre fa una cosa che gli piace veramente:

Suonare il pianoforte.

Rachel ha detto che il DMA è un luogo dove Dennis può passeggiare e chiamare suo.

“Ha i suoi quadri preferiti” ha detto. “E sa esattamente dove trovarli”.

Per maggior parte delle famiglie, il DMA è diventato un luogo in cui tutta la famiglia può andare, tra cui il fratello minore di Dennis, Enrico, un luogo in cui i Schulzes possono essere se stessi, liberi dalla preoccupazione e dove possono divertirsi.

“La cosa più importante è che questo è ormai parte di Dennis” ha detto Rachel. “Lui non fa discussioni se stiamo andando al campo o ad un Evento di Celebrazione. E’ il suo posto speciale questo”.

link dell’articolo

I tablet a scuola aiutano studenti stranieri e disabili

Uno studio dell’Università Cattolica di Milano in collaborazione con Samsung, ha dimostrato che i tablet sono utili nel 60% dei casi per integrare studenti di altri paesi e nell’80% dei casi per i diversamente abili.

 

I Tablet risultano utili all’insegnamento, nelle poche scuole che li adottano: parola di docenti e genitori, in un’indagine condotta dall’università Cattolica di Milano, partita a ottobre 2013 e ora giunta ai primi risultati.

I dispositivi hanno dimostrato un doppio ruolo:sono da supporto all’apprendimento e sono stati funzionali all’inclusione di studenti stranieri e disabili.1

I dispositivi li hanno aiutati insomma, a tenersi al passo con il resto della classe.

E’ questo che risulta da un campione di 199 genitori, 157 docenti(64% donne e 36% uomini) e 16 dirigenti scolastici.

Il Tablet è stato utile per sostenere l’apprendimento di conoscenze e metodi spendibili nella didattica (18,42% dei rispondenti), produrre strumenti e materiali in classe(11,62%), aumentare la motivazione degli studenti(10,53%), recuperare materiali/contenuti utili per l’attività didattica con gli alunni(7,24%), ricevere supporto nella progettazione del percorso (6,38%), confrontarsi e collaborare tra colleghi (5,92%).

Le scuole coinvolte sono 25 (primarie e secondarie di primo grado in Italia) del progetto Smart future di Samsung. Il produttore sta donando tablet e lavagne elettroniche a un numero selezionato di scuole italiane, infatti, anche per l’anno scolastico 2014-2015.

“Abbiamo istituito l’Osservatorio per valorizzare al meglio l’intervento della tecnologia a scuola, obiettivo del progetto Smart future”, spiega Pier Cesare Rivoltella, ordinario di Didattica generale e direttore del Cremit.

“il rischio che si corre in questi casi è infatti quello di lasciare intatte pratiche didattiche tradizionali o, peggio, di risolvere quello che dovrebbe essere un’operazione didattica su un piano esclusivamente tecnologico”.

Invece, il campione della ricerca ha dichiarato di aver compreso che la tecnologia non serve a sostituire la didattica ma vi si aggiunge. Il 35,49% degli insegnanti le attribuiscono il ruolo di aggregante per l’inclusione di studenti stranieri (60%) e diversamente abili (80%). Pensano inoltre che la tecnologia renda gli studenti maggiormente responsabili (46%) e possa incidere anche sul rendimento (46%) e l’aggregazione (58%).

Per i genitori, il tablet serve soprattutto “a fare squadra” in classe (53,68% del campione), mentre sono meno quelli (23,44%) secondo cui la tecnologia aiuterà i figli ad acquisire competenze diverse o a beneficiare (23,25) di una didattica innovativa.

I dati fuori da questo campione selezionato raccontano però una realtà molto diversa: ci sono soltanto 14mila tablet nelle scuole italiane (meno di uno per istituto, in media), secondo un sondaggio di Skuola.net.

Paolo Ferri, docente dell’università Bicocca di Milano è tra i massimi esperti di questi temi e dice: “Risulta una certa polarizzazione: gli iPad ci sono soltanto nelle scuole private e paritarie, perché quelle pubbliche non possono permettersi il costo e preferiscono modelli low cost Android, di Samsung o di marche minori”.

Link Articolo: Tablet e Scuola

Autismo, potenziale correlazione con lo zinco che regola la funzionalità delle cellule cerebrali

In base ad una ricerca l’elemento aiuterebbe a mantenere integre le funzioni neuronali  e potrebbe rendere reversibile il percorso innescato dai geni.

Alla base dei disturbi dello spettro autistico ci sono mutazioni genetiche che hanno l’effetto di alterare la funzionalità delle cellule cerebrali. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Neuroscience, lo zinco avrebbe l’effetto di intervenire direttamente sulla funzionalità di queste cellule e potenzialmente invertire il percorso biologico avviato dalle mutazioni.

A giungere a questa conclusione, destinata ad alimentare forti dibattiti nella comunità scientifica, è stato un gruppo di ricercatori neozelandesi dell’Università di Auckland, nell’ambito di uno studio internazionale che ha coinvolto anche scienziati statunitensi e tedeschi.

Un legame già ipotizzato

Il legame tra zinco e ASD non è nuovo alla ricerca. Alcuni studi internazionali hanno dimostrato, in passato, che lo zinco ha un effetto regolatorio sulle cellule cerebrali e che queste possiedono normalmente elevati livelli di zinco.

In uno studio pubblicato nella prestigiosa rivista Scientific Reports, un gruppo di scienziati giapponesi ha evidenziato una generica carenza di zinco in un campione di 2 mila bambini affetti da autismo e disturbi simili, come la sindrome di Asperger.

Tuttavia non è ancora dimostrato se gli eventuali deficit di zinco possono essere una possibile causa oppure una conseguenza del disturbo dello spettro autistico.

Lo studio pubblicato sul Journal of Neuroscience si è focalizzato in particolare sulla proteina Shank3, localizzata nelle sinapsi delle cellule neuronali e associata a disturbi neuro-comportamentali come l’autismo o la schizofrenia. “I pazienti con modificazioni genetiche a livello della proteina Shank3 mostrano importanti deficit nella comunicazione e comportamentali. In questo studio abbiamo dimostrato che lo zinco può aumentare la comunicazione tra cellule presenti nella proteina Shank3” spiega Hohanna Montgomery, che sottolinea come questi risultati potrebbero avere importanti implicazioni sia nel caso di persone ASD, sia nel caso di disturbi psichiatrici come la schizofrenia.

Ancora presto per le raccomandazioni

“Troppo zinco può risultare tossico, per questo è importante determinare i livelli ottimali per la prevenzione o il trattamento dell’autismo, cosi come determinare se lo zinco possa essere utile contro tutte le modificazioni genetiche che si manifestano dei pazienti autistici.” avverte Johanna Montgomery.

Tutte buone ragioni per attendere i risultati di ulteriori studi volti a indagare ancora più a fondo il potenziale legame tra un elemento della nostra dieta e i disturbi dello spettro autistico.

 

La stampaSalute

Nuove scoperte genetiche suggeriscono che non esista un cut-off naturale per le condizioni dello Spettro Autistico.

Articolo scientifico originale : Robinson E.B. et al. (2016)

Genetic risk for autism spectrum disorders and neuropsychiatric variation in the general population

 

Il 30% delle varianti comuni che predispongono geneticamente all´autismo influenzano anche le capacità sociali nella popolazione generale mentre nuove mutazioni rare sono presenti solo nel 19% delle persone con autismo e in oltre la metà dei casi sono presenti anche nei loro parenti non autistici.”

 

La ricerca condotta su oltre 38000 persone, suggerisce che gli stessi geni coinvolti nella predisposizione all’autismo influenzano le abilità sociali nella totalità della popolazione suggerendo come lo spettro autistico non possegga un vero e proprio punto di cut- off(valore di soglia)

Lo studio è in contrasto con l’idea che singole varianti genetiche collegate all’autismo fungono da interruttori che determinano se qualcuno ha l’autismo. Piuttosto, ogni variante contribuisce in modo incrementale a tratti legati all’autismo, e la giusta combinazione di varianti può spingere una persona oltre la soglia per una diagnosi.

I ricercatori hanno dimostrato come l’autismo sia legato non solo a uno o due geni predominanti, ma all’effetto combinato di molte piccole variazioni genetiche, spesso diffuse in tuta la popolazione.

 

Gli ultimi risultati, pubblicati su Nature Genetics, suggeriscono che le abilità sociali, l’empatia, l’abilità nello stringere amicizie e di autonima nella vita quotidiana siano più che il semplice frutto di pratica ed educazione, ma che subiscano anche l’influenza della quantità delle variazioni genetiche che predisposizione all’autismo.

 

Robinson ei suoi colleghi hanno esplorato due tipi di varianti genetiche implicate nell´autismo: varianti comuni, che si trovano in almeno l´1% della popolazione, e rare modifiche genetiche, varianti de novo, quasi sempre dannose che non vengono ereditate.

La dottoressa Elise Robinson dell´Università di Harvard, una delle autrici dell´articolo, ha dichiarato ai giornali americani Spectrum e Atlantic: “Questo è il primo studio che mostra specificatamente come fattori che noi abbiamo senza dubbio associato all´autismo siano chiaramente anche legati alle differenze di comunicazione nella popolazione generale”.

Piuttosto che determinare con certezza se una persona abbia o meno tale condizione, Robinson crede che le nostre abilità sociali siano meglio visualizzabili come una scala mobile su cui siamo seduti con il resto della popolazione.

 

Link: Nuove Scoperte genetiche

Autismo e PCB possibile correlazione

Le ricerche inerenti al disturbo dello spettro autistico si possono dividere in tre grandi Categorie:

  1. Cause
  2. Trattamento o ciò di cui le persone autistiche vogliono e hanno bisogno
  3. Attenzione

Per quanto concerne la categoria inerente alle Cause, essa  si divide approssimativamente in fattori ambientali e genetici.
E nella colonna ambientale, abbiamo varie categorie, dall’età dei genitori alle infezioni durante la gravidanza per contaminazioni ambientali. Unire le fila dei “ti fa chiedere perché?”
La ricerca è continua a studiare questa categoria che mostra una possibile correlazione tra l’autismo e i livelli nel corpo di alcune sostanze inquinanti durante la gravidanza.
Le sostanze inquinanti che erano in uso quasi da un secolo e sono state vietate negli Stati Uniti nel 1979.

Tali sostanze inquinanti sono i bifenili policlorurati (PCB), usati dall’industria e apparentemente nocivi a quasi ogni essere vivente sulla terra, quindi c’è stata la messa al bando. La ricerca- saggio, di questi composti è difficile, perché ne esistono 209 congeneri e di diverse versioni. I loro nomi sono numeri come 158 o 19.

La cosa terribile su PCB è che risiede nel grasso una volta che l’organismo lo prende. Ciò significa che il più alto nella “catena alimentare” ha la più alta concentrazione di PCB perché potrebbe averlo ingerito mangiando un altro organismo.
Il PCB sono ovunque, soprattutto trovano la loro strada in questi animali “di alimentazione superiore”nelle regioni polari, dove le persone che vivono di questi animali hanno alte concentrazioni di PCB. Come una sorta di colpo di grazia, i PCB possono anche richiedere mesi o anni e anni prima di manifestarsi, causando problemi.

Ciò che non sembra chiaro, però, è il motivo per cui qualcuno pensa che sarebbero associati all’autismo.
In questo studio recente, pubblicato da Kristen Lyall e colleghi in Environmental Health Perspectives, i ricercatori hanno confrontando i livelli di PCB nel sangue della futura madre durante il secondo trimestre di gravidanza e gli esiti relativi all’autismo e al ritardo mentale.
Avevano i dati per 545 bambini autistici, 181 bambini non-autistici con disabilità intellettiva e 418 bambini presumibilmente normali.Tutti i bambini sono nati nel 2001, in modo che i valori di PCB presenti nelle madri sono solo prima di quel momento.
Nel valutare se i PCB insieme o separatamente sono stati collegati a un aumento del rischio per l’autismo, gli autori potrebbero non aver valutato alcuni fattori, tra cui l’età materna.

Ma nelle loro analisi finali, essi includono l’età paterna, basso peso alla nascita del bambino, o di età di gestazione, dicendo che questi fattori non hanno modificato i risultati di stima.
Sembra strano a causa di fattori ambientali che sono stati associati all’autismo, questi tre sono la triade, e il basso peso alla nascita è già stato collegato a livelli alti di PCB.
Hanno anche preso in esame la genetica che potrebbe giocare un ruolo fondamentale.

Link: Articolo originale

Il nuovo libro delle Storie Sociali

(oltre 180 pagine e 300 pagine a colori ricche di suggerimenti ed immagini)

Promuove le competenze relazioni in bambini e giovani adulti con autismo e Sindrome di Asperger.
Le Storie Sociali sono testi particolari – scritti secondo specifici criteri – che descrivono in modo chiaro, conciso e preciso uno situazione, un’abilità, un risultato o un concetto.
Hanno lo scopo di fornire informazioni accurate in modo significativo e sicuro, dando alle persone con autismo maggiori possibilità di capire le situazioni e gli eventi sociali che incontrano nella loro via e di essere attori attivi, sicuri di sé e competenti.

Il volume propone 185 storie Sociali sui temi generalmente più problematici per le persone nello spetto:

  • prendersi cura di sé
  • affrontare i cambiamenti e situazioni specifiche (come partecipare a una festa di compleanno o viaggiare in aereo)
  • fare errori
  • gestire ed esprimere le emozioni
  • relazionarsi con le persone e avere amici
  • riconoscere e gestire gli atti di bullismo
  • come comportarsi a casa, a scuola e nella comunità.

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Il libro poi è suddiviso in 24 capitoli:

  1. Prefazione
  2. Prefazione alla decima edizione
  3. Prefazione all´edizione italiana (David Vagni)
  4. Come usare questo libro
  5. Tutorial 10.2
  6. Imparare con le Storie Sociali
  7. Storie Sociali per bambini piccoli
  8. Cura di sé
  9. Cambiare
  10. Gli errori
  11. Emozioni
  12. Feste e regali
  13. Le abilità sociali e le amicizie
  14. Bullismo: cosa pensare, dire e fare
  15. Capire gli adulti
  16. Casa
  17. Comunità
  18. Scuola
  19. Il pianeta Terra
  20. Articoli Sociali
  21. Glossario
  22. Postfazione all´edizione italiana: l´importanza del linguaggio nelle Storie Sociali (David Vagni e Davide Moscone)
  23. Ringraziamenti
  24. Bibliografia scientifica sulle Storie Sociali (David Vagni)

L’autrice Carol Gray, ha 25 anni di esperienza nell’educazione di bambini e ragazzi autistici, Carol ha iniziato a utilizzare le Storie Sociali nel 1991 e da allora ha scritto numerosi articoli, contributi e libri sul tema.
Attualmente lavora privatamente con bambini, ragazzi, genitori e professionisti in vari contesti educativi e formativi.
Ogni anno tiene relazioni e seminari in tutto il mondo. Affronta temi riguardanti l’insegnamento della comprensione sociale, la prevenzione del bullismo e le abilità amicali, ed è stata insignita di vari riconoscimenti per il suo lavoro e per i contributi che ha dato, a livello internazionale, all’educazione delle persone autistiche e di chi lavora con loro.

Qui di seguito un pezzo della prefazione di David Vagni del libro “Il nuovo libro delle Storie Sociali”:
“Negli ultimi cinque anni, Spazio Asperger ONLUS, l´associazione di cui sono vicepresidente, si è attivamente impegnata nel portare consapevolezza verso l´intero spettro dell´autismo, ivi compresa la Sindrome di Asperger. Nel contempo ci siamo dedicati a costruire ponti tra i diversi metodi d´intervento al fine di usare per ogni persona le tecniche più adatte rispetto al suo momento evolutivo, alla profondità nello Spettro e al contesto in cui vive. Per questo motivo in fondo al libro troverete una breve postfazione nella quale, insieme a Davide Moscone, abbiamo analizzato alcuni dei meccanismi del cambiamento utilizzati ne “Il nuovo libro delle Storie Sociali”. Abbiamo inoltre inserito alcune Storie Sociali create da noi che spiegano la ragione delle emozioni e il significato del «controllo emotivo». Il linguaggio usato nella postfazione ricorda quello tipico delle terapie comportamentali e cognitivo-comportamentali di terza generazione. Sempre più spesso ci troviamo a lavorare con bambini che hanno svolto interventi precoci e con genitori e terapisti che, una volta «finito il programma», si ritrovano con un ragazzo che ha ancora delle difficoltà che non sanno come affrontare.

La mia speranza è che questa rinnovata e completa edizione possa contribuire a fornire uno strumento utile, aggiornato e basato sull´evidenza alle famiglie, agli insegnanti e ai professionisti che quotidianamente lavorano e vivono con persone nello Spettro”.

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Autismo, la comprensione delle intenzioni altrui non è legata al QI

la definizione di autismo

La valutazione della capacità di comprendere le intenzioni altrui in un bambino autistico, al momento della presa in carico, e’ il miglior predittore di un’evoluzione positiva della sintomatologia. Lo conferma una ricerca dell’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO), pubblicati sulla rivista internazionale ‘Current Pediatric Research. International Journal of Pediatrics’ (http://www.currentpediatrics.com/inpress.php) dal titolo ‘The understanding of others intentions can predict the improvement of symptomatology in children with autism? An exploratory study’.

L’IdO ha somministrato a 100 bambini non verbali con autismo (di cui 68 con autismo e 32 coinvolti nello spettro autistico inseriti nel progetto terapeutico evolutivo Tartaruga) e a 50 minori non autistici, ma con ritardo cognitivo, la prova dell’Intention condition of behavioral enhancement procedures di Meltzoff. I risultati della ricerca saranno presentati nel dettaglio al XVII Convegno nazionale dell’IdO ‘Dal processo diagnostico al progetto terapeutico. Per un approccio mirato al singolo bambino’, dal 21 al 23 ottobre nella Capitale. La partecipazione alla diretta streaming nazionale e’ gratuita. Tutte le informazioni sul sitowww.ortofonologia.it.

“Dallo studio e’ emerso che il deficit di tale capacità e’ una caratteristica specifica dell’autismo in quanto, non risultando compromessa nel gruppo di controllo con disabilità cognitiva, evidenzia la sua natura più socio-relazionale che cognitiva. Infatti- spiegano i clinici- a distanza di due anni dalla prima prova e in seguito a un lavoro terapeutico centrato sul corpo e sugli aspetti emotivo-relazionali, 27 bambini su 100 sono usciti dalla sindrome e 6 hanno migliorato la loro sintomatologia passando da una condizione di autismo ad una di spettro autistico”.

La ‘Intention Condition of Behavioral enacment procedure di Meltzoff’ ha permesso di quantificare la presenza della capacità di comprendere le intenzioni altrui. La prova e’ rapida e di facile somministrazione, richiede un tempo minimo di attenzione da parte del bambino e risulta utilizzabile anche nei casi con sintomatologia severa. “È stata somministrata durante le prime fasi del processo diagnostico, prima del percorso terapeutico, per verificare se la comprensione delle intenzioni altrui (UOI – understanding of others intentions) fosse ugualmente compromessa nei bambini con sola disabilita’ intellettiva e nei bambini con autismo, in cui il deficit oltre che intellettivo e’ prevalentemente socio-relazionale. I risultati ottenuti con la presente ricerca assumono un importante valore sul piano clinico per vari motivi- continua l’equipe dell’IdO-. È emerso che, nonostante tutti i bambini del campione di studio fossero caratterizzati da deficit cognitivo, la UOI era significativamente più bassa nei bambini con autismo, rispetto sia a quelli dello spettro che a coloro che avevano ritardo cognitivo. Questi ultimi due gruppi ottenevano in media punteggi adeguati di UOI. Un risultato che potrebbe spiegare la disomogeneità degli studi emersi in letteratura rispetto all’UOI nell’autismo, in quanto in tali ricerche non viene definito il livello di gravità della sintomatologia autistica”.

I dati della presente ricerca suggeriscono inoltre che la prova di Meltzoff “possa permettere di discriminare bambini con autismo da quelli con disturbo autistico (classificazione basata sui punteggi ADOS), piu’ di quanto facessero le prove di comprensione della falsa credenza. Il deficit dell’UOI si presenta come caratteristica specifica dell’autismo e non della sola disabilita’ intellettiva- precisano gli autori nell’articolo- poiche’ non risulta compromessa nel gruppo di minori con ritardo cognitivo. Cio’ sembra essere confermato anche dalle analisi di correlazione che mettono in evidenza quanto gli aspetti cognitivi e di comprensione delle intenzioni siano collegati sia in assenza di sintomatologia autistica (come emerso dal gruppo con ritardo cognitivo), sia in presenza di una sintomatologia grave (come emerso dal gruppo con autismo). Nel gruppo dei bambini nello spettro, invece, tale relazione lineare non risulta significativa e cio’ potrebbe essere espressione della disarmonia e della mancanza di integrazione delle competenze socio-cognitive che li caratterizzano. Essendo infine una categoria caratterizzata da sintomatologia meno grave, i bambini dello spettro ottengono da subito buoni risultati nella prova per valutare la UOI, indipendentemente dal livello cognitivo. È un’ulteriore conferma- concludono- che la UOI sia connessa alla gravita’ dell’autismo e non al QI”.

Argomenti correlati: Disabilità psico-cognitiva  – Ricerca scientifica

Se vuoi leggere l’articolo originale clicca qui:

http://www.pressin.it/leggi.php?idarticolo=48498

Autism Friendly in Italy

Wisteria Blue
Venerdì 7 ottobre 2016
Centro Elisa Conte Costabissara (Vicenza)

Quando si ha un figlio con disabilità, spesso, involontariamente, tutte le attenzioni vanno a lui(o lei), visto e considerato che è la persona più fragile. Questa serata che Wisteria Blue propone è interamente dedicata ai “fratelli e sorelle” che, nell’ombra, crescono troppo in fretta e portano in silenzio fardelli di responsabiità e preoccupazione impossibili da gestire da soli per bambini della loro età.

I destinatari dell’incontro saranno:

  • Fratelli e sorelle di persone con disabilità
  • Genitori che hanno figli con disabilità
  • Psicologi, operatori, terapisti e insegnanti in scuole di ogni ordine e grado.

Per tutti la possibilità di un confronto, uno scambio di idee, un punto di vista diverso.Poiché nonostante i figli siano diversi e con esigenze diverse, agli occhi di un genitore devono essere sempre uguali.

Nelle serata del 7 Ottobre interverranno:
Rosa Capezza
Che Si occupa delle relazioni pubbliche per l’associazione ROsa Onlus di Roma che ha deciso di dedicare le sue energie ed il suo tempo a questa tematica.
Modereranno la serata:
Elisabetta Tonini:
Presidente Aps “in viaggio con te” e Insegnante di scienze giuridiche ed economiche nella scuola secondaria di secondo grado.
Chiara Bortolaso
Vicepresidente Aps “in viaggio con te”

Fondatrici del blog: Wisterblue

Una tavola rotonda insieme a:

L’amore fraterno ed assoluto non è in discussione; va però di pari passo con la fatica del vivere. Cosa possiamo fare noi genitori, insegnanti, professionisti, per rendere il vissuto quotidiano di questi bambini, adolescenti ed adulti meno difficile, più sereno e condiviso?
Interverranno alcuni autori di libri come:

51Yul-IVGgL._SY341_BO1,204,203,200_Giulia Franco: Psicologa dell’età evolutiva, sorella d un ragazzo disabile e autrice del libro per bambini: “Il guanto di mio fratello”; organizza gruppi di sostegno a famiglie in cui è presente una persona con disabilità.

 

 

 

 

 

31N1cjMSzpL._BO1,204,203,200_Gaia Rayneri: Autrice del libro “Pulce non c’è”, dal quale è stato tratto l’omonimo film del regista Giuseppe Bonito, Gaia ha una sorella con autismo. Dolcezza e senso di responsabilità convivono ed emergono dalle pagine del libro.

 

 

 

 

 

 

 

51lVl57D4jL._AC_UL320_SR224,320_Diego Pelizza: Fratello di un ragazzo con autismo, è autore di “Vola più in alto”, romanzo in parte autobiografico che ci trasporta nella vita di un adolescente dei nostri tempi, con una vita familiare difficile da far comprendere ai propri coetanei.

 

Corso Formazione OSS

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Cari Amici,

vi informiamo con piacere che a breve partirà

il corso di formazione per Operatori Socio Sanitari (OSS)

“DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO (ASD) –

APPROCCIO ASSISTENZIALE ED EDUCATIVO”

Il corso è organizzato da Fondazione Trentina per l’Autismo

in collaborazione con

il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università degli Studi di Trento.

Continua così il cammino verso l’inizio delle attività di Casa “Sebastiano”,

che sarà anche la sede del corso di formazione.

Vi chiediamo gentilmente di divulgare la comunicazione ai vostri amici e contatti,

in modo da raggiungere il maggior numero possibile di interessati.

Tutte le informazioni ed il modulo di iscrizione

sono reperibili sul sito www.fondazionetrentinaautismo.it

o all’indirizzo e-mail info@fondazionetrentinaautismo.it

Grazie!

Aiutaci ad aiutare!

Dona il 5X1000 a Fondazione Trentina per l’Autismo Onlus per aiutare bambini e ragazzi con autismo e le loro famiglie.

Codice Fiscale 02180260222. Un aiuto concreto, che a Te non costa nulla!

Tecnologia utile per facilitare la vita delle persone autistiche

Il Computer, il Touchscreen, e le relative tecnologie, stanno migliorando attivamente la vita delle persone con disturbi dello spettro autistico (ASD). Queste tecnologie possono contribuire a compensare le sfide verbali e sociali oltre a consentire nuove modalità di comunicazione, di socializzazione e di apprendimento .


ASD e Autismo sono entrambi termini generali per definire difficoltà caratterizzate, in varia misura, da interazione sociale, comunicazione verbale e non verbale e possibili comportamenti ripetitivi. Secondo i Centers for Disease Control (CDC) , l’attuale incidenza di autismo è uno sbalorditiva, 1 bambino autistico ogni 68 bambini.

 

Ogni giorno vediamo nuove applicazioni o strumenti software disponibili sul mercato per questo gruppo demografico in rapida crescita. Tuttavia, mentre le capacità tecniche di questi strumenti continuano a migliorare, di solito molta meno attenzione è rivolta alla progettazione e implementazione delle interfacce utenti (UI) – o come gli utenti interagiscono con il sistema. Una interfaccia utente ben progettata può fare la differenza tra una buona esperienza utente e una cattiva- e dal punto di vista degli affari – la differenza tra successo e fallimento.

 

Mentre vi è stata una significativa ricerca nel campo della progettazione di interfacce utente per le persone con disabilità , la maggior parte di questi sforzi si sono concentrati su individui con menomazioni di vario tipo:

  • Visibilità
  • Udito
  • Mobilità

Molto meno lavoro si è concentrato sulla progettazione di interfacce utente per le persone con disturbi cognitivi come l’autismo.

Una persona che cerca di cambiare il ritmo della ricerca in questo settore è Nikolay Pavlov , professore associato di Matematica e Informatica presso l’Università di Plovdiv ( Bulgaria) . Pavlov esaminato un certo numero di differenti standard di progettazione originariamente destinati alle persone con difficoltà di apprendimento e / o deficit di attenzione / iperattività ( ADHD ), così come il feedback da parte degli utenti finali e professionisti clinici.
Ha poi cercato di unire le migliori pratiche sulla progettazione di interfacce utente per le persone autistiche.

 

Curriculum Professor Nikolay Pavlov: Curriculum

Is Your New App Autism-Friendly

Un esempio molto pratico di tecnologia applicata all’Autismo è un articolo: https://techcrunch.com/2016/09/11/autism-solutions/

Robot che aiuta i bambini autistici ad imparare

Shriya e pepper

Con 1 bambino autistico su 64 in America, è d’obbligo trovare una rapida soluzione.

Shriya Sreeju una bambina di 6 anni, è d’accordo.

E ha presentato un robot per il pubblico di TechCrunch Disrupt hackathon che cerca di dare una soluzione a questo problema.

“Pepper (il nome del robot) mostra una scheda flash sullo schermo” dice Shriya.

“Se il bambino mostra la carta giusta, ottiene la possibilità di dare il cinque al robot e il bambino riceverà dal robot un complimento: “Bel lavoro”.

Quando il bambino da due risposte esatte, il robot farà una danza felice mostrando un’emoction felice sullo schermo, per contribuire a mostrare le emozioni.

L’idea, spiega Shriya, è quella di aiutare i bambini autistici a costruire un miglior concetto di emozioni e imparare a focalizzare meglio l’attenzione.

“Mio padre ha costruito tante cose al computer”, dice Shriya, e continua dicendo che suo padre ha aiutato a progettare il robot concentrandosi sulle sue funzionalità.

“Se si mostra una carta sbagliata, Pepper vi dirà il nome della scheda che tenete in mano. Perché aiuta i bambini autistici a imparare a rimanere concentrati.
Pepper

Non può aver programmato il robot, ma quando ho parlato con lei, è risultato ovvio che era appassionata del problema. La passione che ci mette in questo progetto è risultata ovvia quando è salita sul palco. La sua presentazione era sicura, chiara e – con tante scuse alle persone che hanno presentato oggi ad Hackathon – ma meglio di un sacco di altre presentazioni che abbiamo visto oggi.

“Eri nervosa lassù?” Le chiesi quando è scesa dal palco alla fine della presentazione

“No” rispose Shriya, a quanto pare confusa dalla domanda.

A mio parere: Eccezionale.

Mancano gli assistenti, Alunni autistici rimandati a casa

Pescara. Ieri dure ragazzi autistici non hanno potuto iniziare l’anno scolastico: nelle loro scuole non hanno trovato gli assistenti.

 

Due storie di burocrazia farraginosa a Francavilla e a Pescara.

<<Mio figlio ha diritto di essere integrato a scuola come tutti i normo-dotati. E’ un portatore di diritto prima ancora che di disabilità>> Inizia cosi la madre del ragazzo autistico di 13 anni che ieri doveva fare il suo ingresso per iniziare il terzo anno di scuola media.

Un ingresso che non è stato possibile. <<Al mio arrivo, la coordinatrice scolastica della disabilità della scuola mi ha riferito che mancanvano l’assistenza specialistica(di competenza del Comune) e l’insegnante di sostegno, che sarà assegnata,  tra qualche giorno dall’istituto stesso>>.

 

Le scuole hanno l’obbligo di fornire personale idoneo, specialistico alla comunicazione con chi è autistico. Il paziente autistico ha una sensibilità estrema: ha la costante paura di non essere all’altezza e raggiunge facilmente livelli estremi di frustazione. Relazionarsi con lui richiede rispetto della sua fragilità. Per questo la scuola, come da convenzione con la Asl, deve mettere a disposizione di ciascun studente autistico, assistenti con formazione Aba (Applied Behaviour analysis), un vero e proprio protocollo certificato.

Accanto alla figura dell’assistente scolastica però non è necessaria la presenza di un operatore specializzato che viene assegnato dall’ente locale.

 

«Mio figlio come tutti i bambini autistici ha un forte deficit nella comunicazione. Ha difficoltà nell’esternare le sue emozioni. Vive alterazioni sensoriali che trasformano ai suoi occhi ambienti innocui, come quello scolastico, in veri e propri campi minati. A volte basta un rumore insolito per innescare reazioni impreviste. È importante quindi saper interpretare segnali che il paziente autistico manifesta: il ruolo dell’operatore è fondamentale. Con una lettera protocollata il 16 agosto, inviata al Comune di Francavilla, abbiamo richiesto l’assistenza di un operatore specializzato per mio figlio. Ieri mattina però a scuola non c’era nessuno». La denuncia della mamma è un misto tra la frustrazione dell’ingiustizia e il senso di impotenza che un genitore vive quando non può garantire a suo figlio i diritti fondamentali che gli garantiscano una vita complessa, ma dignitosa. Ed è stata la mancanza dell’operatore l’elemento mancante di un ingranaggio già complesso.

 

Da Pescara un’altra denuncia, quella di Victoriano Lemme, presidente dell’associazione Alba (Associazione abruzzese liberi bambini dall’autismo con l’Aba) e papà di un ragazzo autistico di 19 anni che ieri non ha potuto fare il suo ingresso all’istituto superiore Di Marzio di Pescara per l’inizio del terzo anno di scuola superiore. E come lui tanti ragazzi che oltre a dover fare i conti con la loro disabilità, a Pescara devono farli anche con la lentezza della burocrazia.

La Provincia di Pescara fino allo scorso anno doveva occuparsi dell’assegnazione degli operatori specializzati per alunni disabili. A partire da quest’anno la competenza è passata al Comune di Pescara. Ad oggi però il Comune non ha ancora chiuso il bando di gara per l’assegnazione del servizio di assistenza scolastica. Con tutti i disagi che ne conseguono per i ragazzi e le loro famiglie. «Mi sono recato a scuola e la responsabile del servizio disabilità della Di Marzio», riferisce Lemme, «mi ha informato che l’ufficio comunale delle politiche sociali sta ancora definendo chi dovrà occuparsi di questi studenti speciali». Sarà forse sfuggito agli uffici comunali che la scuola in Abruzzo avrebbe riaperto il 12 settembre? Lemme ha inoltre riferito della disponibilità offerta dall’istituto Di Marzio a suo figlio «fin quando non sarà individuato l’operatore, per 9 ore settimanali potrà essere assistito da alcuni professori nelle loro ore libere». Non si tratta di didattica, ma solo di compagnia: è evidente che siamo lontani dal diritto allo studio, ancor più dal diritto alla continuità didattica

 

Articolo integrale al seguente link: IlCentroPescara

La Bicicletta degli Abbracci

Bici degli abbracci

 

Una HugBike, è un speciale tandem in cui il guidatore “abbraccia” da dietro il passeggero. Un progetto nato da un padre che voleva uscire in bicicletta con il proprio figlio autistico.
Cosi Mario Paganessi, direttore e fondatore di Oltre il Labirinto e papà di Gianpietro, ha creato questa speciale “ Bici degli Abbracci”.

L’idea è semplice:
Il passeggero seduto davanti viene abbracciato e rassicurato dal vero conducente, e può andare in bici in sicurezza, confortato e protetto. Il prototipo è assemblato dai ragazzi della Fondazione Oltre il Labirinto Onlus sotto la supervisione di operai specializzati.

Alla raccolta di fondi da destinare all’acquisto delle prime bibliclette solidali che si guidano con un abbraccio, e che verranno poi consegnate a ragazzi autistici, è stata destinata la quinta edizione della “Vendemmia solidale, festa e beneficenza nella Terra del Prosecco Superiore” organizzata dalla cantina Le Manzane di San Pietro di Feletto(TV) in collaborazione con la Fondazione Oltre il Labirinto Onlus. Lo scorso week end, in una giornata di sole, in 450 hanno partecipato tra il profumo di mosto, la musica dal vivo, i giochi di strada e gli abbracci. Ospiti d’onore la campionessa mondiale di pattinaggio artistico, Silvia Marangono, e l’ex ginnasta Igor Cassina, medaglia d’oro alle olimpiadi di Atene.
In tutto sono stati raccolti 104 quintali e 60 chilogrammi di grappoli di Glera. L’uva vendemmiata seguirà ora un particolare percorso: sarà vinificata e spumatizzata a parte e una percentuale del ricavato della vendita, nel periodo prenatalizio, delle bottiglie di Prosecco Superiore ottenuto – da una prima stima circa
9300 bottiglie -, sarà devoluta alla Fondazione Oltre il Labirinto Onlus insieme all’intero incasso della giornata.
Articolo intero: 24 ore Bici degli abbracci

Identificazione precoce dell’Autismo

l’utilizzo della Tecnologia

Tablet AutismoL‘autismo è un disturbo dello sviluppo presente fin dall’infanzia, nonostante ciò la sua identificazione clinica richiede tempo e un esperta formazione diagnostica.

Numerose evidenze  indicano come sia di fondamentale importanza diagnosticare il disturbo dello spettro autistico quanto prima per favorire l’efficacia dei trattamenti.

In questo studio, i ricercatori hanno impiegato Tablet Touchscreen  e sensori di movimento inerziali incorporati per registrare la cinematica del movimento e la forza del gesto. Tale studio è stato svolto da 37 bambini di 3 – 6 anni affetti da ASD e 45 bambini a sviluppo tipico della stessa età. L’analisi svolta sulle caratteristiche dei movimenti svolti dai bambini attraverso l’uso del Tablet ha identificato con il 93% di precisione i bambini affetti da autismo.

L’analisi ha rivelato c’erano degli schemi ad esempio:

– una diversa distribuzione della forza del gesto;

– un uso maggiore della forza per completare il compito;

– la cinematica del gesto era più veloce e più grande;

– il bambino compiva un gesto molto più grande, anche se non necessario per completare il gioco.

Questi dati supportano l’ipotesi di come l’interruzione del movimento  possa essere una caratteristica fondamentale del disturbo dello spettro autistico.

Tale ricerca inoltre mette in evidenza come la tecnologia, e nello specifico l’utilizzo di tablet touchscreen, possa essere  funzionale per l’identificazione di eventuali indicatori del Asd.

 

http://www.nature.com/articles/srep31107

Via libera ai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea)

Cosa sono i Lea

leaI Livelli essenziali di assistenza (LEA) sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket).

Sito del Governo: Lea

“Abbiamo i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), il nuovo nomenclatore per le protesi ed il nuovo piano vaccini”. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al termine della Conferenza Stato-Regioni che ha dato il via libera definitivo ai nuovi Lea, le cure e le prestazioni garantite gratuitamente ai cittadini.

Saranno garantite, tra le altre cose, anche le cure per l’endometriosi, i trattamenti per la ludopatia, cure e prestazioni per il trattamento dell’autismo, le prestazioni per la fecondazione eterologa ed omologa ed i trattamenti di adroterapia contro i tumori.

La cifra di circa 800 milioni di euro vincolata per l’attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) è confermata anche per i prossimi anni: “ Si tratta di una misura strutturale e non di una misura unatantum” ha aggiunto il ministro della Salute. Inoltre ha precisato, “ci sarà un meccanismo di aggiornamento e le regioni, all’interno del Sistema sanitario nazionale, potranno aumentare le risorse; potranno aumentare le risorse; ovviamente si risparmierà da altre parti per reinvestire nel Servizio sanitario, come sta accadendo già – ha concluso Lorenzin – con le centrali uniche di acquisto”.

Vaccini, eterologa e autismo, nuove cure garantite

Fecondazione assistita eterologa ed omologa, nuovi vaccini, screening alla nascita, esenzione dal ticket per chi soffre di endometriosi. Queste tra le nuove prestazioni che dovranno essere garantite su tutto il territorio italiano secondo quanto previsto dai nuovi Livelli essenziali di Assistenza (Lea) – ovvero le cure e prestazioni garantite ai cittadini gratuitamente o pagando un ticket – che oggi hanno avuto il via libera definitivo dalla Conferenza Stato-Regioni. Nei Lea aggiornati entra anche il trattamento dell’AUTISMO: il documento recepisce infatti integralmente la legge 134 del 2015, che prevede diagnosi precoce, cura e trattamento individualizzato, integrazione nella vita sociale e sostegno per le famiglie. I nuovi Lea, che non si aggiornavano da ben 15 anni, vanno incontro ai malati rari, assegnando un codice che da’ diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa a 118 PATOLOGIE RARE precedentemente escluse dalla lista, tra cui miastenia grave e sclerosi sistemica progressiva. Viene rivisto anche l’elenco delle MALATTIE CRONICHE e invalidanti, con l’introduzione di 6 patologie esenti da ticket, tra cui Broncopneumopatia ostruttiva, sindrome da talidomide, rene policistico. La celiachia passa invece dall’elenco delle malattie rare a quelle croniche. Molto si investe anche in prevenzione con il recepimento del nuovo Piano Vaccinale che introduce NUOVI VACCINI, come l’anti Pneumococco, l’anti Meningococco e l’anti Varicella, ed estende quello per il Papillomavirus anche agli adolescenti maschi. Previsti inoltre SCREENING alla nascita per individuare con anticipo eventuale sordita’ e cataratta congenita cosi’ come una quarantina di malattie metaboliche ereditarie.

 

Sito : Lorenzin, via libera ai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea)

AUTISMO E LAVORO: UNA PIRAMIDE DA ROVESCIARE

Il diritto al lavoro per tutti è sempre stato considerato un punto di riferimento irrinunciabile per chi ha combattuto contro ogni forma di discriminazione. Di quel “per tutti” sono stati parte fondamentale coloro i quali, per ragioni fisiche o psichiche, avevano meno chance da far valere sul mercato del lavoro.

Si ha oggi la sensazione (invero qualcosa di più… ) che il diritto ad avere un lavoro, quali che siano le condizioni psico-fisiche della persona, non sia più considerato un requisito irrinunciabile, quel valore in sé che non permette di parlare di dignità della persona se ad essa non viene garantita questa fondamentale opportunità.

A fronte di una cospicua, e spesso ridondante, produzione legislativa, in materia di inserimento lavorativo (penso alle norme contenute nella legge 68/99, 381/91, nell’art.14 del decr.leg.276/2003, fino ad arrivare al più recente, discusso e discutibile, Jobs Act), è possibile affermare che la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata dallo Stato italiano con la Legge 18/2009) somiglia più a una dichiarazione di intenti che a una prassi vera e propria.

Un diritto primario come il lavoro stenta, così, ad affermarsi, con la conseguenza che la persona con disabilità e la sua famiglia si trovano ad affrontare con grande difficoltà ogni prospettiva futura.

Tale realtà è tanto più drammatica se pensiamo a chi soffre di una complessa disabilità psichica come quella legata al Disturbo dello Spetto Autistico, che necessita di un accompagnamento particolare per rispondere alle specifiche esigenze che la caratterizzano.

Secondo i più recenti studi Isfol, se è vero che il tasso di disoccupazione dei disabili è 4 volte più alto dei normodotati, nell’autismo emerge una situazione ancora più critica, giacché soltanto una persona su dieci ha oggi un impiego.

L’autismo, com’è stato appena ricordato, è una “disabilità complessa”, e ciò per una serie di ragioni. Le persone autistiche, per esempio, hanno una peculiare difficoltà a stabilire relazioni con i coetanei e per loro è arduo comprendere quelle regole del comportamento sociale, che la maggior parte delle persone impara durante l’infanzia. Hanno specifico bisogno di ricevere indicazioni chiare; di routine, di una supervisione stretta, perché senza possono smettere di funzionare.

Dinanzi a questo quadro composito quale occupazione lavorativa è ragionevolmente prospettabile per un soggetto autistico? Io credo che per rispondere a questa domanda a nulla servano le semplificazioni e le non infrequenti forzature, anche di ordine ideologico, che frequentemente vengono messe in campo. Ciò perché l’integrazione sociale delle persone autistiche non può non passare primariamente dalla modifica culturale e ambientale che il mondo neurotipico è chiamato ad attuare, per favorirne l’accoglienza e lo sviluppo.

L’attuale organizzazione sociale e lavorativa è lungi, purtroppo, dall’aver maturato questa consapevolezza e “quasi tutti i programmi lavorativi, destinati a disabili autistici, sono orientati alla ricerca di strumenti che al massimo possono agevolare o aiutare le persone “diverse” ad adattarsi al mondo “normale”, senza che quest’ultimo ritenga minimamente di attuare dei cambiamenti su di sé”(Cfr AUTISMO OGGI, 2010).

Tale visione ha orientato gli attuali tentativi di dare alle persone con autismo opportunità di lavoro. Per averne una conferma è sufficiente guardare alle tipologie di inserimento lavorativo affidate oggi a laboratori protetti o al collocamento mirato. I primi sono, fondamentalmente, “contenitori” in cui non viene svolto un vero e proprio lavoro: si tratta per lo più di spazi dove si realizzano semplici attività che hanno come finalità principale il “tenere occupati” gli ospiti.

Se guardiamo invece al collocamento mirato, regolato dalla legge 68/99, solo qualche inguaribile ottimista potrà negare che esso si è rivelato un quasi totale fallimento per le persone con disabilità mentale, e più in particolare per quelle affette da autismo.

E’ dunque (anche) osservando queste realtà che diventa possibile affermare che il problema, prima ancora che di natura politica, possiede una spiccata valenza culturale. Quali datori di lavoro sanno come comportarsi di fronte alle peculiarità della comunicazione autistica? Come si rapportano alla difficoltà di adattamento di queste persone a un contesto neurotipico e al mondo delle relazioni? Alla difficoltà nel comprendere le regole? Alla necessità di compiere rituali e dedicarsi a stereotipie a volte irrefrenabili? E quale ambiente lavorativo può davvero abbattere tutte quelle fonti di stimoli sensoriali per loro così insopportabili (luci fluorescenti, rumori, imprevedibilità, ecc)?

Pongo queste domande perché, com’è stato acutamente osservato, gli studi sul funzionamento neuropsicologico delle persone con autismo hanno dimostrato che, “dal momento dello screening diagnostico all’età adulta, le persone autistiche hanno bisogno di approcci che non facciano violenza al loro modo di funzionare” (Cfr Cinzia Raffin: “Quale lavoro per le persone con autismo”).

Siamo davanti a persone che hanno si bisogno di imparare, ma attraverso mezzi e modalità che siano conformi ai “loro” stili cognitivi, perché non possono (non è che non vogliano) rispondere ai “normali” sistemi educativi e occupazionali.

Stanti queste premesse è veramente difficile continuare a pensare che gli sforzi debbano andare unilateralmente nella direzione della “normalizzazione” della persona autistica.

Va rovesciata la piramide: dev’essere abbattuta la mentalità che fonda le sue radici nella credenza che se i diversi non possono vivere in un mondo “normale”, non rimane che assisterli caritatevolmente in famiglia o relegarli in strutture diurne o residenziali di tipo assistenziale (dove, come ben sappiamo, l’obiettivo non è sicuramente la maturazione e la crescita dell’individuo ma la sorveglianza e il contenimento).

Deve conseguentemente essere incentivata la creazione di modelli diversi da quelli proposti finora, per offrire opportunità che soddisfino i bisogni di ciascuno nel rispetto della diversità. Solo a queste condizioni le persone autistiche potranno trovare sbocchi lavorativi conformi al loro essere: dalle nuove tecnologie dell’informazione (che permettono una più facile comunicazione con altri lavoratori) all’informatica; all’agricoltura sociale; ai comparti in cui viene valorizzata la loro abilità nei lavori di precisione; all’artigianato ecc.

Occorre progettare e garantire un servizio di orientamento professionale che possa aiutare i soggetti autistici a rispondere alla sfida imposta dal progresso tecnologico e dai mutamenti sociali. E’ fondamentale promuovere un’intensa campagna di informazione nelle scuole, nei centri di formazione e nelle aziende, perché la diffidenza – e talvolta lo stigma – che circondano l’autismo, si vincono solo colmando il deficit di conoscenza che storicamente accompagna questa disabilità. L’esperienza dimostra che, se selezionato e indirizzato verso la mansione corretta, il lavoratore autistico non è una “quota di legge” da coprire ma forza lavoro in grado di produrre e contribuire al successo dell’azienda.

Ciò deve valere per ogni autistico (per esser chiari: non solo per quelli cosiddetti ad alto funzionamento…), nel rispetto delle attitudini e delle capacità di ciascuno. Tutti, insomma, e non “tutti meno tanti”, devono poter sperimentare, in qualche modo, questo diritto poiché le leggi – sembrerà banale ricordarlo – non si applicano solo a favore di pochi.

Da qui la necessità di non fermarsi agli spot, magari non disinteressati, di medie e grandi aziende, ma di allargare la platea anche, e soprattutto, alle microimprese che operano sul territorio. In questo senso diventa importante istituire per le persone autistiche adulte, così come è stato fatto per altri tipi di disabilità, la figura del “mediatore lavorativo” (tutor): un profilo professionale in grado di accompagnarne e monitorarne l’inserimento nel mondo del lavoro.

Sono già stati sperimentati importanti progetti che, tenuto conto delle specificità territoriali, possono rappresentare un primo interessante modello. Cito, solo a titolo di esempio, quello denominato Start Autismo Abruzzo (Sistema Territoriale per l’Autonomia e la Realizzazione dei Talenti di persone con Autismo), che richiama le Linee Guida regionali e utilizza, tra l’altro, per la valutazione professionale, interviste e il protocollo TTAP (Teacch Transition Assessment Profile).

Va da sé che i progetti di accompagnamento all’inserimento socio-lavorativo dei soggetti autistici devono essere supportati da organismi territoriali di coordinamento e monitoraggio, che si interfaccino con i Centri per l’impiego, gli Enti, le ASL, i Servizi Sociali e Territoriali.

Sta a ciascuno di noi battersi ogni giorno per il pieno riconoscimento dei fondamenti costituzionali di eguaglianza, di realizzazione della persona umana e rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo di ogni essere umano.

E’ questa la vera cifra di una sfida che ha al centro non elemosine o regalie ma un diritto fondamentale troppo spesso negato. Nessuno lo dimentichi!

Gianfranco Vitale   www.facebook.com/autismoIN

Si ringraziano:

http://www.startautismo.it/

http://www.fondazioneares.com 

http://www.spazioasperger.it

Cinzia Raffin, presidente e direttrice scientifica della Fondazione Bambini e Autismo, Pordenone (http://www.bambinieautismo.org/)

Antonella Foglia, presidente di Autismo Marche

http://www.isfol.it/

FONDAZIONE RENATO PIATTI

prima la persona poi il disabile

Ha aperto ufficialmente il il Centro Terapeutico Riabilitativo Semiresidenziale di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza.

Il Centro Terapeutico e Riabilitativo Semiresidenziale (CTRS) è un servizio rivolto a bambini e ragazzi in età 2‐14 anni con diagnosi di autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo, si trova a Milano, presso il Centro Fondazione Gaetano e Mafalda Luce. Il centro ha avuto l’autorizzazione all’esercizio e l’accreditamento come struttura di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA) per i Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, rilasciata dalla ASL Milano con deliberazione N.185 del 11/2/2013 e iscritta al n. 1173 del Registro Regionale delle Strutture Accreditate.

La Fodanzione Renato Piatti si prende cura di circa 400 persone di tutte le età, tra cui quasi il 30% affette da disturbi dello spettro autistico. Usando come elemento centrale della relazione l’ascolto.

Il sito propone un questionario su 4 tematiche: La Diagnosi, gli Interventi, la ricerca e la qualità della vita.

Link questionario:

http://giornatastudiautismo.fondazionepiatti.it/questionario/

Termine ultimo il 15 settembre 2016

Nell’ampio e variegato mondo del dibattito in corso sugli autismi, Fondazione Piatti vuole partire proprio dalle domande dei genitori, focalizzandosi su quelle più ricorrenti e “pervasive”, che non sempre trovano spazio in convegni e conferenze su questa tematica.

Di seguito il link alla pagina:      http://giornatastudiautismo.fondazionepiatti.it/

Informazioni generali

http://fondazionepiatti.it/

Progetto “The Vault”

Un hotel progettato per assumere e ospitare persone autistiche

A Gateshead, Regno Unito è stato da poco inaugurato un hotel dove le persone affette da sensibilità sensoriale possono godere a pieno la loro vacanza in un hotel che viene gestito da altre persone Autistiche che capiscono meglio le loro necessità.

The Vault

The Vault

L’obbiettivo generale di questo Hotel è quello di assumere persone Autistiche o con altre difficoltà di apprendimento. Queste posizioni pagate si concentreranno sui diversi servizi di ospitalità offerti dall’hotel compresa l’alfabetizzazione informatica, arte, design e quelle competenze necessarie per lavorare in un ristorante.

Il gestore dell’hotel spera di formare fino a 28 dipendenti all’anno. Ogni dipendente riceverà una formazione completa e supporto.Le Camere dell’hotel sono in fase di rinnovamento per soddisfare i bisogni speciali delle persone Autistiche, le persone potranno soggiornare in questo hotel all’inizio di questo autunno.Le persone per intanto potranno mangiare nel ristorante dello stabilimento e visitare i loro servizi di intrattenimento creati per persone affette dall’ASD.

Autismo e ecografia trimestrale

Correlazione con il numero di volte che l’embrione è sottoposto all’esposizione di ultrasuoni nell’ecografia diagnostica trimestrale

La ricerca attuale suggerisce che l’incidenza e l’eterogeneità dei sintomi del disturbo dello spettro autistico(ASD) possono presentarsi attraverso una varietà di esogena e / o fattori endogeni.

Ecografia trimestrale

Quando si è soggetti alla pratica clinica di routine è generalmente considerato sicuro, però esiste la speculazione, anche se non ci sono dati evidenti, che l’ecografia diagnostica può contribuire all’autismo, sostenuto da evidenze sperimentali, l’esposizione agli ultrasuoni nei primi mesi di gestazione potrebbe modificare lo sviluppo del cervello e alterarne quindi il comportamento.

Gli autori hanno esplorato tre ipotesi di test per una possibile relazione tra la gravità dei sintomi del disturbo dello spettro autistico e:

1) esposizione ad ultrasuoni

2) durante il primo trimestre di gravidanza

3) genetica predisposizione al ASD.

Lo abbiamo fatto mediante l’analisi retrospettiva dei dati del SSC(Simplex Collection di Simon) deposito genetico autismo finanziato dalla Simon Foundation Autism Research Initiative.

Gli autori hanno evidenziato che i bambini maschi con ASD, numero di variazioni di copia dei cromosomi e l’esposizione alla prima ecografia trimestrale, si notava che il QI non verbale era notevolmente diminuito ed erano aumentati i comportamenti ripetitivi rispetto ai figli maschi con ASD, con CNVs, e senza ultrasuoni. Questi dati suggeriscono che l’eterogeneità dei sintomi ASD può essere provocata, almeno in parte, dall’esposizione agli ultrasuoni di diagnostica durante le prime fasi dello sviluppo prenatale dei bambini con specifiche vulnerabilità genetiche.

Questi risultati aggiungono ulteriore peso alle preoccupazioni espresse dalla FDA circa l’uso non medico di diagnostica ad ultrasuoni durante la gravidanza

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/aur.1690/full