LEZIONE 1

LEZIONE 2

LEZIONE 3

LEZIONE 4

LEZIONE 5

LEZIONE 6

LEZIONE 7

Ciao a tutti e Bentornati!! Avete studiato? Bene…Bravi…!!
Per coloro i quali non avessero ancora letto la lezione numero 1, suggeriamo di tornare indietro e di non proseguire con la lettura di questa seconda lezione poiché nella prima sono spiegati dei concetti che sono un prerequisito per andare avanti e in profondità all’interno dell’Analisi del Comportamento.

Con la “lezione numero 1” avete imparato cos’è la contingenza a tre termini di Skinner (1953) secondo il quale ogni comportamento (B) è evocato da variabili antecedenti (A) e mantenuto dalle conseguenze (C) che lo stesso comportamento ha sull’ambiente.

Lo studio della relazione tra eventi antecedenti, comportamento e conseguenze è definita da Skinner ANALISI FUNZIONALE (che approfondiremo ulteriormente nelle successive lezioni sui comportamenti problema). Inoltre avete appreso che un comportamento si rafforza quando le conseguenze sono positive (rinforzo) e si indebolisce quando le conseguenze sono punitive (punizione).

Secondo Skinner il comportamento attuale di una persona è il prodotto di una selezione darwiniana di risposte: il rinforzo aumenta la probabilità che un comportamento sopravviva nel repertorio comportamentale futuro di un individuo, mentre la punizione diminuisce tale probabilità.

Dunque sopravvive la risposta più funzionale ad ottenere rinforzatori. Tutto questo ci deve fare riflettere su una cosa molto importante: un bimbo con autismo non nasce “aggressivo”. Il suo comportamento è frutto dei suoi apprendimenti. Le sue difficoltà nel comunicarci i suoi bisogni spesso lo portano a mettere in atto comportamenti problema, perché non ha alternative.

Questi comportamenti spesso sono rinforzati da genitori, compagni, insegnanti, terapisti, nonni, etc. senza esserne consapevoli. Conoscere i principi con cui il bimbo ha appreso determinati comportamenti ci da la possibilità di modificarli!

 

Ecco che l’Analisi del comportamento ci aiuta ad analizzare in modo scientifico come un comportamento è stato appreso, da quali variabili antecedenti è evocato e da quali variabili conseguenti è mantenuto, ovvero qual è la sua funzione.

Una volta analizzata la contingenza è possibile scegliere le più opportune procedure per modificare il comportamento. Questo è il grande merito di Skinner e di chi dopo di lui ha applicato i suoi principi di base per costruire un insieme di procedure efficaci basate su evidenze scientifiche per insegnare ai bimbi con autismo, e non solo.

 

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Se ci pensate un attimo il comportamento di tutti noi è sotto il controllo di queste variabili: se abbiamo malditesta (stimolo avversivo) e prendiamo una medicina (comportamento) e il malditesta ci passa in pochi minuti (rinforzo negativo) è molto probabile che la prossima volta che avremo malditesta prenderemo quella medicina; se si blocca il distributore di sigarette dopo avere inserito le monetine, gli diamo un bel calcio e il distributore torna a funzionare consegnandoci il pacco di sigarette (rinforzo positivo), è molto probabile che in futuro in una situazione simile noi daremo nuovamente un bel calcio al distributore.

Lo stesso comportamento delle scriventi (produrre queste lezioni) è stato “piacevollissimamente” rinforzato dagli innumerevoli messaggi ricevuti dai nostri lettori e dalle moltissime visualizzazioni (oltre 1600) che in solo una settimana ci sono state sulla prima lezione pubblicata su questo Portale, conseguenze più che positive considerando che la “funzione” del nostro comportamento è appunto diffondere il più possibile questa scienza. Pertanto Grazie a tutti e andiamo avanti con la nuova lezione.

 

COSA SUCCEDE QUANDO UN COMPORTAMENTO NON E’ PIU’RINFORZATO?

IL PRINCIPIO DELL’ESTINZIONE: secondo questo principio, un comportamento appreso in passato tramite il rinforzo, se non viene più rinforzato perde gradualmente la sua “forza”, si riduce notevolmente la sua frequenza. Torniamo nel laboratorio di Skinner: se premendo la leva il topolino non riceve più il formaggio, si riduce la frequenza di quel comportamento.
Pertanto continuate a leggerci e a scriverci altrimenti manderete in estinzione il nostro comportamento 😉

Da questo principio deriva la PROCEDURA DELL’ESTINZIONE che approfondiremo successivamente nella lezione su come analizzare e modificare i comportamenti problema. In queste prime lezioni è importante che voi comprendiate i principi, pertanto facciamo soltanto un esempio: se un bambino in passato ha imparato che urlare e piangere è per lui funzionale per ottenere attenzione dagli adulti ed improvvisamente questo comportamento non viene più rinforzato (gli adulti ignorano il bimbo) è molto probabile che si riduca la frequenza di questo comportamento.

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Bene, abbiamo finito con i principi di base di Skinner. Prima di passare alle procedure, che su questi principi si basano, finalizzate all’insegnamento del comportamento verbale (VB) ai bimbi con autismo vi introduciamo gli aspetti o DIMENSIONI del comportamento che possiamo modificare:

  • La TOPOGRAFIA, che come abbiamo anticipato nella prima lezione si riferisce alla forma di un comportamento (cosa fa?);
  • La FREQUENZA, ovvero il numero delle volte che si presenta un comportamento in uno specifico periodo di tempo (per es. il numero di volte in cui un bimbo sbatte la mano sul banco);
  • La DURATA, ovvero la lunghezza in termini temporali con cui si manifesta un comportamento (per es. il bimbo mi ha guardato negli occhi per 6 secondi);
  • L’INTENSITA’, ovvero l’impatto fisico che il comportamento ha sull’ambiente (per es. il comportamento “avere un tono alto di voce” ha una minore intensità di “urlare”);
  • Il TEMPO DI REAZIONE, ovvero il tempo che intercorre tra la comparsa di uno stimolo e l’inizio di una risposta.

Questi sono i nostri paramentri di riferimento che andremo a registrare per costruire la “situazione di partenza” del bimbo o BASELINE (prima dell’intervento comportamentale).

A seconda del comportamento target misureremo un parametro piuttosto che un altro. Per esempio, per “misurare” il contatto oculare è più opportuno utilizzare la durata poiche’la dimensione temporale in questo comportamento è fondamentale.

La baseline ci serve per valutare l’efficacia del nostro intervento. Inoltre, è più opportuno misurare in certi casi alcuni comportamenti valutandone il PRODOTTO: per es. è possibile misurare il comportamento “studiare” considerando i voti che lo studente ottiene a scuola.

Questo perché un ragazzo potrebbe stare seduto a studiare diverse ore distratto però a pensare a qualcos’altro. Questa è la caratteristica più importante dell’Analisi del Comportamento, ovvero la misurazione del comportamento e l’utilizzo dei cambiamenti in tali misurazioni come indice di successo terapeutico.

IL COMPORTAMENTO VERBALE (VERBAL BEHAVIOR VB)

Il termine “Verbal Behavior”fa riferimento al libro omonimo di Skinner del 1957, il “vangelo” per chi come noi applica l’analisi del comportamento a bimbi con autismo. In questo libro Skinner fa un’analisi funzionale del comportamento verbale, ovvero studia la relazione tra eventi antecedenti (A), comportamento verbale (B) e conseguenze (C) mettendo in evidenza somiglianze e differenze tra comportamento in generale e comportamento verbale definito da lui come un tipo di comportamento rinforzato attraverso la mediazione di una persona che ascolta.

Chi ascolta media le conseguenze per il comportamento verbale di chi parla. Lo stimolo verbale è una risposta per chi parla ed un antecedente per chi ascolta. Questa bidirezionalità è specifica delle relazioni verbali.

Es. un bimbo dice “palla” (comportamento B) perché la vede e la desidera (antecedente A). L’adulto prende la palla e la consegna al bimbo (conseguenza C).

Il linguaggio, come tutto il comportamento umano, è influenzato da variabili antecedenti (A) e conseguenze (C), pertanto segue gli stessi principi di base elaborati da Skinner nel suo laboratorio (rinforzo, punizione, estinzione, motivazione, stimolo discriminativo). Pertanto, il VB non è qualcosa di diverso dall’ABA: il VB è l’applicazione delle procedure ABA al comportamento verbale.

Prima di andare avanti occorre fare una distinzione importante tra comportamento verbale vocale e non vocale.
Il comportamento verbale vocale si ha quando un bimbo comunica con la voce. Per es. vuole la palla e dice “palla!”.

Un comportamento verbale non vocale si ha quando un bimbo non ha ancora sviluppato il verbale vocale (non sa o non riesce a dire “palla!”usando la voce) ma comunica con PECS (scambio di immagini) o con il LINGUAGGIO DEI SEGNI. Per es. il bimbo vuole la palla, prende l’immagine raffigurante la palla e la consegna al genitore oppure fa il segno di palla. In questo ultimo caso il comportamento è verbale ma non vocale (senza voce).

In un bimbo a “sviluppo tipico” la maggior parte dei comportamenti vocali sono anche verbali, ovvero hanno un’intenzionalità comunicativa.

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Diversamente, in bimbi con autismo spesso molti comportamenti vocali non sono verbali (per esempio le stereotipie vocali che un bimbo mette in atto quando è solo o in presenza di qualcuno, come la ripetizione continua di suoni “dubidubi dubidubi”), ovvero non vi è alcuna intenzionalità comunicativa.

Pertanto possiamo concludere che in bimbi con autismo è possibile riscontrare molto comportamento che è verbale ma non vocale e viceversa.

Secondo Skinner il repertorio completo del linguaggio è composto da differenti tipi di comportamento del “parlante” e dell’ “ascoltatore”. Gli operanti (classi di risposte con diversa o uguale topografia ma medesima funzione) verbali elementari sono: MAND, TACT, ECHOIC, INTRAVERBAL. Con degli esempi la differenza è più semplice da comprendere.

E’ possibile dire una stessa parola “biscotto” (uguale topografia) ma con funzioni diverse:

MAND: Dire “biscotto” perché si desidera il biscotto: RICHIESTA;
TACT: Dire “biscotto” perché si vede il biscotto o perché si sente il profumo: ETICHETTAMENTO;
ECHOIC: Dire “biscotto” perché lo sentiamo dire da qualcun altro (ripetere a pappagallo);
INTRAVERBAL: Dire “biscotto” quando qualcuno chiede: “cosa mangi a colazione insieme al latte?”.

Come si può vedere, gli operanti verbali, anche se possono avere la medesima topografia (la parola “biscotto” è sempre la stessa), hanno funzioni diverse e indipendenti, così che lo stabilirsi di una classe di risposte (per es. MAND) non genera automaticamente l’altra classe (per es. TACT). Un bimbo che impara ad utilizzare la parola “biscotto” per fare un MAND (richiesta), non è detto che sappia utilizzarla per fare TACT (etichettare un’immagine con il biscotto).

Questo perchè se un bimbo dice “biscotto” perché desidera riceverlo (MAND) non è un comportamento funzionalmente uguale a quando dice “biscotto” perché lo sta vedendo in una fotografia (TACT), anche se la topografia del comportamento è identica (“biscotto”). Questa indipendenza funzionale ha delle implicazioni sia a livello teorico che applicativo, ovvero è’ importante insegnare TUTTI gli operanti verbali.

 

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COS’E’ IL MAND
Il MAND (RICHIESTA) è un operante (una classe di risposte che hanno diversa o uguale topografia ma con la medesima funzione) verbale che ha la funzione di richiedere qualcosa che si desidera.
Un bimbo desidera una caramella, la vede, dice alla mamma “caramella!” (o fa il segno della caramella)

COME POSSIAMO INSEGNARLO AD UN BIMBO CON AUTISMO: IL MAND TRAINING
Adesso siete pronti per imparare la procedura visto che conoscete bene il principio del rinforzo, la procedura che ne deriva e che cos’è un rinforzatore. Se qualcuno ancora non li ha chiari puo’ prima ripassarli rileggendo la prima lezione.

La procedura ha come obiettivo il trasferimento funzionale da operante “ecoico” a operante “mand”. Andando avanti capirete in cosa consiste.

Per insegnare ad un bimbo ad emettere richieste verbali è necessario manipolare la sua motivazione (MO) creando deprivazione dal rinforzatore.

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PROCEDURA:

Es. se sappiamo che il bimbo adora mangiare le patatine, posso utilizzarle come rinforzatore. Ma attenzione, è necessario che il bimbo non cominci il training in una condizione di “sazietà”. Diversamente sarebbe poco motivato a chiedercele. Dunque, non diamo al bimbo patatine per qualche giorno. In questo modo è molto probabile che il bimbo vedendole cominci a desiderarle tanto. Ecco che si crea un’ottimale condizione di insegnamento/apprendimento.

L’insegnante mostra una patatina al bimbo e dice “patatina” (prompt ecoico o aiuto) e il bimbo ripete “patatina” (operante ecoico). Tutto questo per tre volte. Ogni volta che il bimbo ripete “patatina” dopo che l’insegnante ha detto questa parola, l’insegnante consegna la patatina al bimbo (rinforzo positivo).

Dopo che per tre volte il bimbo riceve ciò che ha chiesto, l’insegnante aspetta 3/5 secondi (non dice nulla questa volta, e aspetta che sia il bimbo da solo a dire “patatina”).

Se il bimbo formula la richiesta anche senza prompt (aiuto, l’insegnante che suggerisce “patatina”) allora l’insegnante consegna al bimbo ciò che ha chiesto. Una sola patatina e non tutto il pacco! Così abbiamo più occasioni per fargli emettere la richiesta. Se invece il bimbo non risponde, non si consegna la patatina e si fornisce un prompt ecoico (l’insegnante suggerisce nuovamente la parola “patatina”). Dopo un’attesa di 5 secondi se il bimbo ancora non risponde o commette un errore si ricomincia la procedura dall’inizio.

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Ecco che dopo un po’ il bimbo comincerà ad avere sete, pertanto l’acqua diventa in questo momento un efficace rinforzatore! Il comportamento del bimbo è nuovamente sotto il controllo della motivazione perché ha bisogno di bere. L’insegnante ovviamente ha vicino dell’acqua, ha un’altra preziosa occasione per fare emettere una richiesta al bimbo, non può lasciarsela scappare! E mettiamo in atto la stessa procedura. Anche in questo caso si rinforza il comportamento con un pochino di acqua alla volta per non “sciupare” tutte le occasioni.

Come avete visto la condizione necessaria per il mand training è che il bimbo sia motivato a richiedere il rinforzatore. Dunque il mand è un operante verbale sotto il controllo della motivazione.

 

Pertanto tutto può diventare occasione per insegnare al bimbo ad emettere mand: se il bimbo ama guardare la TV (rinforzatore), possiamo utilizzarla per farci fare delle richieste verbali. Accendiamo la TV quando mi dice “TV”…poi metto “pausa” e faccio ripartire il cartone quando il bimbo mi chiede nuovamente “TV”. Al bimbo piace saltare? Idem! Gli piacciono i grattini? Stessa procedura! Pertanto più rinforzatori abbiamo, più occasioni di apprendimento possiamo creare.

 

MA COSA POSSIAMO FARE SE IL BIMBO NON E’ ANCORA IN GRADO DI RIPETERCI LA PAROLA INTERA “PATATINA”?! ECCO CHE CI PUO’ESSERE UTILE LA PROCEDURA DI SHAPING:

La scelta del comportamento target da rinforzare dipende dal repertorio comportamentale del bimbo. Come abbiamo detto nella precedente lezione, un intervento comportamentale va cucito su misura sul caso singolo. Ogni bimbo è diverso da un altro.
Come insegnare allora un comportamento che non fa parte del repertorio di un bimbo?

Se un comportamento è assente è impossibile incrementarne la frequenza! Si comincia rinforzando una risposta che compare, seppur raramente, e che assomiglia alla risposta finale desiderata. Quando questa risposta compare con un’elevata frequenza elevata (tre volte consecutive riesce a fare la richiesta pronunciando il suono “P…” senza aiuti dell’ insegnante), non si rinforza più mandandola in estinzione. Si comincia a rinforzare invece un’approssimazione leggermente più vicina alla risposta desiderata. Rinforziamo una “topografia” (forma) diversa da quella precedente.

Se per es. il nostro obiettivo è insegnare al bimbo la parola “patatina” e il bimbo emette il suono “PPPPP…”noi rinforziamo questo comportamento. Quando questo raggiunge un’elevata frequenza, non lo rinforzeremo più ma rinforzeremo “PAAA”. Quando anche questo comportamento raggiunge un’elevata frequenza, lo manderemo in estinzione cominciando a rinforzare solo “PAT” fino a rinforzare solo il comportamento finale “PATATINA”. Non bisogna avere fretta pertanto non si deve procedere troppo velocemente da un’approssimazione alla successiva prima che il bimbo si sia appropriato di quella precedente.

Pertanto la procedura sarà la seguente:

L’insegnante mostra una patatina al bimbo e dice “P..” (prompt ecoico o aiuto) e il bimbo ripete “P..” (operante ecoico). Tutto questo per tre volte. Ogni volta che il bimbo ripete “P…” dopo che l’insegnante ha emesso questo suono, l’insegnante consegna la patatina al bimbo (rinforzo positivo). Dopo che per tre volte il bimbo riceve ciò che ha chiesto, l’insegnante aspetta 3/5 secondi (non dice nulla questa volta, e aspetta che sia il bimbo da solo a dire “P…”). Se il bimbo formula la richiesta anche senza prompt (aiuto, l’insegnante che suggerisce “P…”) allora l’insegnante consegna al bimbo ciò che ha chiesto. Se invece il bimbo non risponde, non si consegna la patatina e si fornisce un prompt ecoico (l’insegnante suggerisce nuovamente il suono “P…”). Dopo un’attesa di 3/5 secondi se il bimbo ancora non risponde o commette un errore si ricomincia la procedura dall’inizio. Quando la frequenza del comportamento del bimbo “dire P…” è elevata (tre volte consecutive riesce a fare la richiesta pronunciando il suono “P…” senza aiuti dell’ insegnante), pretenderò da lui di più: mi deve dire “PA…” per ricevere il rinforzatore! E così via fino ad arrivare al comportamento “meta” che è “patatina”.
Dunque all’inizio ci “accontentiamo” che il bimbo dica solo “P” e procediamo gradualmente.
Ovviamente il mand training, come abbiamo accennato precedentemente, può essere effettuato anche con bimbi non vocali (che non possono o non sanno usare la voce per comunicare) con PECS o il LINGUAGGIO DEI SEGNI.

Con il mand training finisce anche questa nostra seconda lezione. E’ più funzionale apprendere gradualmente…facciamo shaping anche con voi…!!
Ci vediamo il prossimo lunedì!
Ciao a tutti…!

Roberta Belcastro Daniela Fasciana

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