Durante il corso dell’evoluzione, gli animali sociali hanno sviluppato un’intera gamma di abilità comunicative, che permettono di monitorare il proprio comportamento e quello dei propri simili per adattarsi ai segnali sociali e sopravvivere nella società all’interno della quale vivono. Il volto umano sembra essere il mezzo col quale maggiormente veicoliamo informazioni sociali ed emozionali, l’elaborazione dei volti richiede però una vicinanza allo stimolo, al contrario il linguaggio del corpo ci consente di fare interpretazioni sociali ugualmente accurate anche se il soggetto che osserviamo è lontano da noi. A livello evolutivo, l’abilità di interpretare azioni, emozioni ed intenzioni degli altri, a distanza, ha una grande utilità, in quanto ci permette di reagire tempestivamente ed efficacemente all’ambiente: ad esempio, comprendere dal linguaggio del corpo che una persona ha paura ci fa presumere che esista qualcosa che la spaventi, identificare la fonte di pericolo è sicuramente più utile quando essa è ancora lontana da noi, perché in questo modo abbiamo il tempo di mettere in atto comportamenti utili a fronteggiarla (es. attacco o fuga). L’abilità di elaborare correttamente i movimenti del corpo ci permette, dunque, di comprendere e rispondere all’ambiente sociale e di mettere in atto efficaci comportamenti adattivi.
Nell’ambiente che ci circonda, ci sono tanti elementi che si muovono, alcuni sono esseri viventi, altri sono oggetti inanimati. Il movimento specifico degli esseri umani e degli animali è chiamato Movimento Biologico e ha caratteristiche peculiari rispetto a quello degli oggetti. Nel 1973, Gunnar Johansson introdusse un metodo innovativo per studiare il movimento biologico, che permette di isolare le informazioni relative al movimento da tutte le altre fonti in informazione (colore, forma, caratteristiche strutturali dello stimolo, ecc. ): i cosiddetti Point-light display (PLDs). In soggetti con sviluppo tipico (TD), la percezione del puro movimento biologico sotto forma di PLDs, è sufficiente per riconoscere informazioni sociali come ad esempio identità, genere, azioni, intenzioni ed emozioni. Il sistema visivo degli animali e dell’uomo è spontaneamente predisposto a sintonizzarsi verso il movimento biologico, fin dalle primissime fasi di vita, l’abilità di riconoscimento del movimento biologico migliora progressivamente con l’aumentare dell’età del bambino. A livello neuronale, l’elaborazione del movimento biologico è sottesa da un circuito specifico di aree, all’interno del quale svolge un ruolo di primaria importanza la parte posteriore del solco temporale (pSTS), in particolare dell’emisfero destro.point
Gli studi sulla percezione visiva del movimento biologico aprono una finestra sulla comprensione delle difficoltà sociali tipiche dei soggetti con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD). E’ stato proposto che la compromissione delle abilità sociali, tipica dei soggetti con ASD, possa essere associata ad una difficoltà nell’elaborazione del movimento biologico e delle informazioni da esso veicolate, ma le evidenze in questo senso sono ad oggi in parte contrastanti. Studi su bambini con ASD riportano una diminuita sensibilità al movimento biologico, una maggiore difficoltà nel riconoscere azioni veicolate da PLDs e un’attivazione di circuiti cerebrali atipica in risposta a questo tipo di stimoli. Altri studi riportano una prestazione di bambini e adulti con ASD nel riconoscimento di azioni non diversa da quella dei soggetti normotipici, ma una difficoltà sistematica nel riconoscimento di emozioni in bambini, adolescenti e adulti con ASD. La non uniformità dei risultati sopra riportati potrebbe dipendere all’eterogeneità dei compiti proposti, quindi non tanto alla difficoltà di elaborazione del movimento biologico, quanto più alle difficoltà linguistiche spesso presenti in questa popolazione.

Nello studio realizzato dal nostro gruppo di ricerca, abbiamo voluto esplorare eventuali differenze tra bambini con sviluppo tipico e con ASD nella capacità di riconoscere le emozioni, quando queste sono veicolate solo da movimenti biologici eseguiti dal corpo intero, senza che il volto sia visibile. Abbiamo utilizzato filmati realizzati attraverso due tecniche differenti (Point-Light e Full-Light) che ci hanno permesso di considerare separatamente il contributo dato dalle caratteristiche del movimento e dalla forma del corpo, nel riconoscimento delle emozioni. In ogni filmato compariva una persona, la quale poteva esprimere un’emozione di Gioia, di Paura o compiere un’azione Neutra (cioè un’azione della vita quotidiana, senza una connotazione emotiva, es. camminare).
Per cercare di limitare l’effetto delle possibili difficoltà linguistiche sulla prestazione, ai bambini era chiesto di riconoscere il tipo di emozione scegliendo fra due opzioni predefinite, premendo il corrispondente tasto su una tastiera posta di fronte a loro.
Dai risultati, emerge una compromissione nel riconoscimento delle emozioni veicolate dal movimento del corpo, specifica per i bambini ASD (meno accurati e più lenti rispetto ai bambini TD). Questa difficoltà è estesa a tutte e tre le emozioni (Gioia, Paura, Neutra), suggerendo una difficoltà generalizzata dei soggetti con ASD nell’elaborare ed interpretare la valenza emotiva del movimento biologico, sia essa positiva, negativa o neutrale.
I tempi di risposta e l’accuratezza sono i medesimi per i video Full e quelli Point, sia per il gruppo dei bambini TD che per quello di bambini ASD. Questo suggerisce che il movimento di per sé possa essere sufficiente a veicolare il contenuto emotivo dell’azione e le informazioni di tipo più strutturale (es. forma del corpo) non sembrano essere di ulteriore rilevanza per affinare il riconoscimento delle emozioni. La difficoltà di riconoscimento delle emozioni da parte dei bambini con ASD sembrerebbe essere dunque spiegata, almeno in parte, da un deficit nell’elaborazione del movimento biologico.
Inoltre, emerge una relazione tra l’abilità di riconoscere le emozioni veicolate dal movimento biologico e le abilità cognitive dei bambini, sia TD che ASD, suggerendo che bambini con un alto QI riconoscano meglio e più velocemente il significato emotivo dei movimenti del corpo.

Infine, nei bambini TD, ma non ASD, si evidenzia una maggiore difficoltà nel riconoscere i movimenti di Gioia, che potrebbe essere così interpretata: le emozioni espresse dal corpo possono essere riconosciute anche da lontano, al contrario delle espressioni del volto; da un punto di vista evolutivo, potrebbe essere più importante riconoscere un’espressione di paura veicolata dal corpo, perché permette di mettere tempestivamente in atto comportamenti adattivi di fuga o attacco. Al contrario, la gioia è un tipo di emozione che è più utile riconoscere in una situazione di prossimità piuttosto che di lontananza, in quanto è plausibile che si desideri condividere la fonte di gioia. E’ possibile perciò ipotizzare che per il riconoscimento della Gioia ci sia una facilitazione per i volti piuttosto che per i corpi, in quanto è più importante che si riconoscano stimoli felici quando sono vicini a me e, al contrario, ci sia una facilitazione per corpi spaventati in quanto è più adattivo che io riconosca la paura manifestata da persone quando sono ancora lontane da me. In letteratura questo effetto di facilitazione per il riconoscimento di volti di Gioia è ampiamente riportato in età adulta, il nostro obiettivo per studi futuri sarà quello di esplorare se questo effetto facilitatorio esista anche nei bambini, sia con sviluppo tipico che atipico, e se ci sia effettivamente questa doppia dissociazione tra volti e corpi di paura e gioia.

 

Ricerca condotta da Noemi Mazzoni, nell’ambito del Dottorato di ricerca in Scienze Psicologiche e della Formazione con il coordinamento di Paola Venuti.

Per ulteriori informazioni contattare ODFLab – Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione

Primo articolo disponibile al link La Ricerca per individuare gli indicatori precoci nel ASD

Secondo articolo disponibile al link Aspetti della genitorialità in madri e padri con bambini con ASD

Terzo articolo disponibile al link Interagire con un bambino con un ASD: una sfida da vincere

Quarto articolo disponibile al link Attenzione e Percezione a stimoli visivi non sociali nel ASD: influenze del fattore gravità dell’autismo



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