Interessi limitati e comportamenti ripetitivi costituiscono uno dei due criteri che definiscono l’autismo nel manuale diagnostico per la psichiatria.

Ma questo dominio comprende una vasta gamma di tratti che possono apparire in una varietà di combinazioni e con diversa gravità, tra le persone con autismo.


  • Cosa sono i comportamenti ripetitivi?

Gli scienziati classificano i comportamenti ripetitivi in due gruppi. I cosiddetti comportamenti ripetitivi di “ordine inferiore” che sono dei semplici movimenti: come il battere le mani, agitare gli oggetti, i movimenti corporei e le vocalizzazioni, come grugnire o ripetere determinate frasi. I comportamenti ripetitivi di “ordine superiore”, invece, includono tratti autistici come le routine e i rituali, l’insistenza sull’uniformità e gli interessi più intensi.

  • I comportamenti ripetitivi sono un fenomeno unico per l’autismo?

No. I comportamenti motori ripetitivi si riscontrano anche in altre condizioni dello sviluppo cerebrale.
Per esempio, molte ragazze con la sindrome di Rett si torcono o stringono costantemente le mani.
I comportamenti ripetitivi sono anche caratteristici del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, del disturbo ossessivo-compulsivo e della schizofrenia.

I comportamenti ripetitivi fanno anche parte dello sviluppo tipico. I neonati e i bambini possono muovere ripetutamente le gambe, dondolarsi avanti e indietro mentre giocano o agitare le mani per l’emozione. Questi movimenti sono sempre più considerati importanti per aiutare i bambini a capire come funziona il loro corpo e a sviluppare movimenti volontari coordinati.

Questi primi movimenti ripetitivi possono essere più intensi nelle persone autistiche e persistere ben oltre l’infanzia. Detto ciò, anche gli adulti tipici possono mostrare movimenti ripetitivi, come muovere una gamba, tamburellare le dita su un tavolo, ecc.
Inoltre possono nutrire un forte interesse per una particolare band o squadra sportiva, proprio come le persone autistiche quando ci si occupa di un argomento a loro rilevante.

  • Come si è arrivati a intendere i comportamenti ripetitivi come una componente significativa dell’autismo?

I comportamenti ripetitivi sono tra i primi segni di autismo che emergono nella prima infanzia e sono presenti in tutte le persone affette da Sindrome dello Spettro Autistico. Tuttavia, tendono ad essere più pronunciati nelle persone con capacità cognitive inferiori.

Tali comportamenti sono stati riconosciuti come parte dell’autismo grazie agli studi di Leo Kanner e Hans Asperger, i quali hanno notato dei movimenti ricorrenti e una certa insistenza sull’omogeneità già nei primi bambini che hanno descritto.

Tuttavia, per molti decenni la ricerca si è concentrata su un altro grande gruppo di tratti dell’autismo: le difficoltà sociali e i problemi di comunicazione.
Di conseguenza, i comportamenti ripetitivi non sono stati ben studiati e compresi.

Inizialmente, questa categoria di comportamenti non era presente nei criteri di diagnosi dell’autismo come definito nella precedente edizione del “Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali”. Nel corso dell’ultimo decennio, gli scienziati sono invece giunti a considerare questi comportamenti come centrali nella definizione di autismo.

  • Cosa lega lo “stimming” ai comportamenti ripetitivi?

Un sottoinsieme di movimenti ripetitivi come volteggiare, battere le mani o le vocalizzazioni sono talvolta chiamati ‘stimming’, inteso come comportamento autostimolante, un termine clinico che alcune persone autistiche hanno adottato, associandolo all’importanza degli “stimoli”.

Tuttavia, alcuni ricercatori criticano il termine ‘stimming’, dicendo che potrebbe di fatto ostacolare l’accettazione di comportamenti ripetitivi.

“Non appena lo si chiama così, si smette di intrattenere concettualizzazioni alternative sul perché le persone autistiche potrebbero fare questo”, dice Matthew Goodwin, professore associato di scienze della salute e informatica alla Northeastern University di Boston, Massachusetts. Se i comportamenti sono visti come meri auto-stimolanti, dice ancora Matthew Goodwin, le persone autistiche possono trovarsi ad essere sottoposte a forti pressioni per reprimerli.

  • I comportamenti ripetitivi hanno una funzione che va oltre l’autostimolazione?

Ci sono poche ricerche concrete a disposizione per rispondere a questa domanda. Alcuni ricercatori hanno suggerito che i comportamenti ripetitivi offrono alle persone autistiche un modo per escludere il mondo esterno. Altri sostengono che i comportamenti non hanno alcuna funzione e riflettono semplicemente un sistema nervoso disorganizzato.

Negli ultimi anni le persone autistiche hanno descritto una grande quantità di funzioni svolte da questi comportamenti ripetitivi.
A volte, dicono che impegnarsi in questi comportamenti è una bella sensazione. inoltre, questi “gesti” possono offrire un modo per calmare la loro ansia, generare o mantenere la consapevolezza del loro corpo, mantenere la concentrazione o affrontare sensazioni ed emozioni travolgenti.

Lo stesso comportamento può avere differenti scopi a seconda della persona, della situazione o dell’umore.

  • I comportamenti ripetitivi possono essere dannosi?

I comportamenti ripetitivi intensi o costanti impediscono alle persone autistiche di impegnarsi in attività importanti, come l’apprendimento a scuola. Occasionalmente possono anche causare danni agli altri o autolesionismo, come ad esempio quando una persona sbatte ripetutamente la testa contro un muro.

Al di là di questi danni, i movimenti ricorrenti possono distrarre le altre persone o, se percepiti come strani da altri, possono avere conseguenze sociali per i soggetti affetti da autismo, rendendo loro più difficile fare amicizia o trovare un lavoro.

  • Come si possono gestire al meglio i comportamenti ripetitivi?

Non esistono metodi affidabili per trattare i comportamenti ripetitivi nell’autismo.
Per molti anni i medici si sono concentrati sull’eliminazione di questi comportamenti nelle persone con autismo. A volte si trattava di metodi estremi, come la prescrizione di potenti farmaci antipsicotici.

Molti medici ora si chiedono se i comportamenti richiedano un intervento, a meno che non si traducano in un danno fisico per la propria persona o per altri.

Quando un determinato atteggiamento distrae o impedisce a una persona autistica di partecipare a scuola o ad altre attività, gli specialisti possono cercare di identificare la funzione del comportamento. Se girare in cerchio in classe aiuta un bambino autistico a calmare la sua ansia, per esempio, il suo medico può cercare di trovare il modo di minimizzare l’ansia o suggerire un altro comportamento calmante che sia meno dirompente.

Nel caso di comportamenti che gli altri potrebbero ritenere strani, i soggetti potrebbero aver bisogno di aiuto per elaborare strategie per rimandarli, fino a quando non sono da sole o con persone non giudicanti. Oppure può semplicemente essere che sia la società, e non le persone autistiche, a dover cambiare.

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