PALERMO. Un ragazzo autistico di 14 anni, lasciato solo all’uscita dal suo primo giorno di scuola, vaga per quasi un’ora, seguendo il flusso degli altri studenti, allontanandosi per oltre 600 metri. Notevole è stata la preoccupazione dei genitori, in particolare della mamma che alle ore 11 lo aspettava davanti alla scuola per prelevarlo. A trovarlo, dopo quasi un’ora, è stato un agente della Polfer che, accortosi del giovane, è poi riuscito a rintracciare i genitori.

L’episodio è avvenuto venerdì scorso nell’istituto professionale alberghiero Pietro Piazza: una scuola molto grande con circa 2000 studenti iscritti e 34 sezioni di prime classi. Non vedendo uscire il figlio, la signora, in un primo momento, aveva pensato che fosse stato affidato al personale non docente che, dopo l’uscita degli altri studenti, glielo avrebbe consegnato. Dopo poco tempo, però, scopre la tragica verità: il ragazzo non era stato affidato a nessuno, l’insegnate era andata via e Matteo era uscito fuori come tutti gli altri. Il giovane, affetto da autismo a medio funzionamento, è stato ritrovato mentre vagava disorientato tra i binari, nei pressi della vicina stazione centrale da un agente della Polfer. L’ispettore capo della Polfer ha capito subito il disagio di Matteo, i cui i genitori gli hanno sempre detto di ascoltare le persone che hanno una divisa. Il ragazzo, quindi, sollecitato dalle domande dell’agente, ha risposto che aveva perso la maestra.

“Si tratta di un episodio molto grave – sottolinea, ancora indignato e incredulo, Francesco Prestigiacomo, il padre di Matteo – di cui la scuola deve assumere le sue responsabilità e per il quale procederemo legalmente. Mio figlio non essendo stato controllato da nessuno, rimasto solo, si è allontanato volontariamente seguendo istintivamente il flusso di uscita degli altri compagni. Per quasi un’ora è stato in balia di se stesso, attraversando strade, entrando dentro la stazione centrale nell’area riservata ai pulman e costeggiando anche i binari”.

“Come è possibile che mio figlio sia stato lasciato solo senza nessuno – si sfoga ancora il genitore -. La carenza dei servizi è notevole in una scuola grande come questa. Non è ancora partito il trasporto dedicato ai disabili e manca pure l’assistente all’autonomia e alla comunicazione”. A Matteo è stato riconosciuto l’insegnante di sostegno soltanto per nove ore settimanali rispetto alle 18 ore riconosciute, invece, alle famiglie che hanno fatto ricorso al Tar.

“La scuola è stata soltanto fortunata perché non c’è scappato il morto e poteva finire in tragedia. Con l’istituto abbiamo adesso una partita aperta – continua il papà di Matteo -. Abbiamo chiesto delle spiegazioni e la prima risposta ‘assurda’, che ci è stata data al telefono dalla responsabile del sostegno, è stata che la colpa è nostra perché noi avevamo detto che il ragazzo era autonomo. Mio figlio ha la certificazione della sua disabilità e, naturalmente, il concetto di autonomia è relativo sempre all’autismo e non ad una persona normodotata. Abbiamo detto agli insegnanti che è autonomo nell’espletamento delle sue funzioni fisiologiche e in altre indicazioni precise che lui ha registrato. Abbiamo, infatti, dato parere negativo per l’uscita fuori a ricreazione. Autonomo in che?”.

“Mio figlio, essendo fortunatamente a medio funzionamento, esegue in linea di massina ciò che gli viene detto – continua Francesco Prestigiacomo -. Se qualcuno gli avesse detto all’uscita dalla scuola di aspettare la mamma in portineria, lui lo avrebbe fatto. Inoltre, se mi avessero fatto compilare un documento in cui mi si chiedeva se lui era in grado di uscire da solo dalla scuola, avremmo dato parere negativo”. Il genitore non intende agire soltanto nei confronti della scuola per quanto riguarda le responsabilità personale ma vuole muoversi anche contro il sistema più ampio dei ritardi degli altri servizi pubblici bloccati. La carenza dei servizi è infatti alla base di molte scuole che non riescono, senza il personale specifico previsto per legge, a garantire i diritti dello studente con disabilità.

“A parte l’incoscienza e la non curanza del personale della scuola, il problema si inserisce in una dimensione pubblica più ampia. Vogliamo denunciare tutto il sistema pubblico perché è tutto fermo e i servizi partono sempre con notevole ritardo – continua Prestigiacomo -. La provincia si muove a rilento per il trasporto dei disabili che, già da oggi, dovrebbe essere operativo ma nessuno mi ha ancora avvertito e manca pure l’assistente all’autonomia. Come genitori intendiamo muoverci a più livelli perché non succeda più e la battaglia si fa per tutti quanti”.

Intanto già a partire da oggi secondo quanto aveva assicurato la settimana scorsa il commissario della provincia di Palermo Domenico Tucci in una trasmissione radiofonica locale, il servizio di trasporto dedicato ai disabili dovrebbe riprendere, seppure a singhiozzo. Ma il servizio avrà un numero di ore ridotte e soprattutto da gennaio, per il momento, non ci sono garanzie di continuità.

Sono 1200 gli alunni disabili di Palermo e provincia che usufruiscono del servizio che, però, verrà garantito dalla provincia fino al 31 ottobre e forse, fondi regionali permettendo, sino alla fine dell’anno. Ad oggi, su un servizio che costa 3,2 milioni di euro l’anno, la provincia ha a disposizione 700 mila euro, generati più dai risparmi che da nuovi finanziamenti.

da Redattore Sociale 

Raffaele Ettrapini

Laureato in Psicologia, Neuroscienze, all’ Università degli Studi di TRENTO. Iscritto all’Albo degli Psicologi di Trento. Specializzando presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Verona. Iscritto a ISAAC ITALY. Si è specializzato nell’ ambito dei disturbi dello Spettro autistico attraverso la partecipazione a Master, Corsi di formazione e di perfezionamento. Ha svolto attività di ricerca e collabora con il Dipartimento di Scienze della Cognizione e della Formazione, Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab), dell’Università degli Studi di Trento.