Lettera a te mamma che ancora non sai…

Di Emanuela Marreddu

Qualche giorno fa un’amica mi ha mandato un messaggio, chiedendomi come mi fossi accorta che in Ricky qualcosa era diverso.
Il mio cuore, la mia mente hanno fatto un viaggio nel passato ed hanno vissuto, non con poco dolore, questi ultimi 3 anni e mezzo.
Ricordo con estrema dolcezza e tanto amore le sue risate, la sua vitalità, solarità e poi ricordo l’attimo esatto in cui il nostro viaggio verso il diverso è iniziato.
All’epoca era “il diverso” oggi dopo anni di lavoro su me stessa è “lo speciale”.
Uno dei primi segnali fu proprio il cambiamento del suo carattere, verso i 18 mesi abbiamo salutato i sorrisoni ed abbiamo dato il benvenuto a rabbia ed incomprensione.
Le solite canzoncine andarono in pensione, visto che non sopportava più sentirci cantare, quindi il cucù, la bella lavanderina ed i 3 porcellini presero la via della porta di casa.
Mentre i figli delle mie amiche di pancia indicavano la bottiglia dell’acqua, Ricky si dimenticava persino di averne bisogno.
Mentre marco iniziava a giocare con le macchinine, Riccardo metteva tutto in fila.

Comportamenti ripetitivi, quasi ossessivi vivevano con noi nel nostro quotidiano. Accendere e spegnere in continuazione la luce, far cadere davanti ai suoi occhietti, sabbia, erba, pongo, pasta, qualsiasi cosa giuro, e poi muovere velocemente la testa, fare esattamente lo stesso percorso per andare a prendere il pane, andare dai nonni, stessa strada stessi rituali che tolgono la pelle di dosso visto che l’imprevisto c’è sempre!
Festeggiare i suoi primi 3 compleanni senza porgli cantare tanti auguri a te, non un battere di mani, sembrano piccole banalità ma vi assicuro che non lo sono, sono aspettative continuamente deluse.
Alzi ora la mano chi di voi nel sentirsi chiamare mamma o papà non si è emozionato? Io e Diego abbiamo sentito la sua voce ai 2 anni e poi silenzio, all’improvviso il vuoto fino ai 3 anni. Ecco questa è stata un altra dura battaglia, capire che la comunicazione non è solo verbale, per noi adulti è molto difficile!
Ai 3 anni Ricky ha iniziato dal nulla a leggere lettere e numeri in italiano ed in inglese (ora conta fino a 100) però gli chiedevi “come ti chiami?” nuovamente il vuoto ed aspettative buttate nel cestino.
Ora ha 5 anni, ha un linguaggio di un bambino di 3 anni, parla in terza persona, ma poter fare con lui dei mini discorsi, per noi è una gioia inimmaginabile, e ci sentiamo genitori privilegiati per questo.
Mamme potrei stare qui ad elencarvi tutti i campanelli che per mesi ci suonavano dentro alle orecchie, ma servirebbe a poco. Il lavoro più difficile è l’accettazione. Fino a quel momento nulla vi sembrerà dirvi qualcosa, vostro figlio potrebbe cantare “alba chiara” al contrario che voi non ci notereste nulla di strano, perchè fa un male cane, un dolore sordo ed infinito dire a se stesse che vostro figlio non è quel figlio tanto sognato, perchè farà cose strane, si muoverà per la stanza senza alcun senso apparente, e forse non vi dirà mai “mammina ti voglio un mondo di bene”.
RIcordate mamme che questo lo penserete solo all’inizio, perchè poi tutto cambierà, lui si muoverà nella stanza in maniera buffa e voi lo farete con lui tenendogli la mano, lui farà cose strane ma voi capirete che è il suo modo di vivere questo mondo senza etichette e soprattutto non è vero che lui non ti dirà mai “mammina ti voglio un mondo di bene”, perchè lui farà molto di più, prenderà la tua mano e ti farà entrare nel suo mondo, ti prenderà la bocca e ti donerà la sua, e di notte se ti avvicinerai a lui mentre dorme, potrai respirare il suo respiro…lui allora ti avrà detto molto di più.
Mamma che mi leggi e pensi che quello che provi lo ritrovi nelle mie righe, respira ed affronta questo lungo viaggio che a volte ti porterà a camminare su cocci rotti, altre volte su tappeti di petali di rose.
Sii forte, sii la sua mamma, sii la sua guardiana, sii la sua guerriera, ed a volte la sua voce, ma mamma che mi leggi ricordati di non arrabbiarti con Dio, con il mondo, non chiederti perchè a te, perchè lui non è una condanna, lui non è una punizione, non potrebbe mai esserlo. Non perderti in questo viaggio perchè io lo so quanto sia facile farlo…
Ciao mamma che ancora non sai …

 

http://www.vitadaprincipesse.it/2017/06/03/lettera-a-te-mamma-che-ancora-non-sai/

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Raffaele Ettrapini

Laureato in Psicologia, Neuroscienze, all’ Università degli Studi di TRENTO. Iscritto all’Albo degli Psicologi di Trento. Specializzando presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Verona. Iscritto a ISAAC ITALY. Si è specializzato nell’ ambito dei disturbi dello Spettro autistico attraverso la partecipazione a Master, Corsi di formazione e di perfezionamento. Ha svolto attività di ricerca e collabora con il Dipartimento di Scienze della Cognizione e della Formazione, Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab), dell’Università degli Studi di Trento.