Inizio della scuola, indicazioni per una strutturazione di spazio e tempo.

Articolo tratto da – Progetto autismo: tre anni di esperienze nelle scuole trentine

Considerando che il bambino con Disturbo dello Spettro Autistico trascorre la maggior parte della sua giornata nell’ ambiente scolastico è proprio questo ambito che ha la responsabilità di facilitare lo sviluppo cognitivo ed emotivo. La scuola quindi, deve comprendere l’importanza di garantire il supporto di questi soggetti con personale preparato e aggiornato su questi disturbi, che ne favoriscano interamente l’adattamento, il benessere e l’inclusione reale.

23 Il primo periodo di scuola di un bambino con ASD è sicuramente un periodo di conoscenza reciproca e un momento in cui il fare (per imparare, a livello didattico) è momentaneamente, sospeso. Le energie dell’adulto (insegnante e/o educatore) sono tutte spese ad incontrare e scoprire il bambino e, a sua volta, mettersi in gioco per farsi scoprire e far capire al bambino che la propria presenza non è una minaccia per lui. Il primo passo da compiere all’arrivo in una classe di un bambino con ASD è quello di compiere un’attenta e sistematica osservazione del bambino stesso.

I bambini con ASD hanno difficoltà a gestire l’ambiente esterno e lo percepiscono spesso caotico e imprevedibile. Queste caratteristiche ambientali ostacolano la sua tranquillità e determinano attivazione dell’ansia e risposte comportamentali non  adeguate e problematiche. L’adulto nel contesto scolastico ha il compito di adattare l’ambiente alle necessità e alle caratteristiche del bambino. 32

Il primo passo consiste nel diminuire la confusione ambientale e favorire la conoscenza del contesto, anche utilizzando indizi visivi, a portata del bambino (per esempio un calendario delle attività). In questo modo si regola la sensorialità (spesso motivo primo di attivazione dell’ansia), si favorisce l’ordine nella percezione degli stimoli esterni e si facilita la modalità interattiva con l’altro. Lo spazio e il tempo vanno strutturati con attenzione
e occorre trovare modalità comprensibili per il bambino con ASD per comprendere e accomodare gli stimoli: il caos interno del bambino, a livello di sensazioni, percezioni e moti d’azione gradualmente si sistema e trova una regolazione che gli permette anche di provare piacere nello stare con gli altri.

Strutturare lo spazio
Nella scuola elementare, soprattutto inizialmente è necessario strutturare lo spazio per renderlo chiaro e prevedibile; significa individuare e suddividere zone stabili di attività riconoscibili dal bambino, grazie ad immagini o oggetti che sono presenti solo in quegli spazi. Per esempio con un soggetto a basso funzionamento: le zone possono essere dedicate ai giochi di finzione, all’elaborazione percettivo-sensoriale, alla coordinazione grosso-motoria e fino-motoria. Al di là di una strutturazione suddivisa per attività, occorre suddividere lo spazio anche per quanto riguarda la disposizione dei banchi della classe e dei laboratori, che deve rimanere stabile nel tempo:
le posizioni dei vari spazi in classe devono essere studiate in modo che non creino disagio nel bambino o ragazzo (spesso stare su un lato della classe in modo stabile permette di vedere tutto ciò che c’è e succede, permette quindi maggiore controllo degli stimoli e da calma e sicurezza). L’organizzazione delle lezioni e delle differenti attività devono essere a loro volta chiare e comprensibili, in modo che il bambino o il ragazzo siano capaci di anticipare i vari compiti e di prevedere quali persone incontreranno in ogni contesto di apprendimento. Un altro accorgimento importante per la tranquillità del bambino con ASD consiste nella riduzione (il più possibile) degli imprevisti e, se accadono, occorre fornire un’esauriente spiegazione. La persona con ASD in genere, ha bisogno di strutturazione, anticipazione e spiegazione di ciò che accade, soprattutto se l’ambiente di apprendimento o di lavoro è nuovo e poco conosciuto. Per quanto riguarda il contesto scolastico, quando la relazione con l’adulto di riferimento è stabile e affidabile, il bambino si sente più sicuro; la strutturazione può allora diventare meno rigida e precisa. Infatti, la buona relazione con l’adulto diventa un elemento regolativo interno, che conforta e rassicura il bambino anche se l’ambiente esterno è un po’ differente da come l’ha conosciuto.

Strutturare il tempo
Strutturare il tempo nel contesto scolastico significa dare alla giornata una routine molto stabile, fatta di attività e momenti ripetuti, sperimentati più e più volte sempre con le stesse persone. La strutturazione deve essere anche ben chiara e visibile, ottenuta attraverso vari strumenti e supporti; ad esempio le tabelle delle attività, che suddividono le attività a seconda dell’orario di realizzazione e mostrano in maniera evidente la loro successione temporale all’interno di un certo lasso di tempo (es.: tabella delle attività della mattina a scuola). Molti individui con ASD presentano difficoltà nel gestire lo scorrere del tempo, nel riconoscere collegamenti tra eventi e nel conservare un ricordo integro e unitario di tutto ciò. Per facilitare la percezione del tempo che passa si posso utilizzare svariati strumenti quali orologi, clessidre, sveglie, ecc…
Strutturare il tempo a scuola, significa individuare momenti di lavoro di lavoro in classe, momenti di lavoro in piccolo gruppo e momenti di lavoro individuale. Questi momenti di studio e di lavoro individuale devono essere alternati anche da momenti di attività piacevoli e rilassanti per il bambino con ASD, che servono come momenti di pausa e riposo dall’attività cognitiva vera e propria e dalle situazioni interattivo-relazionali che richiedono comunque uno sforzo e dispendio di energie. Qualsiasi attività, di tipo cognitivo, individuale e di piccolo gruppo non può comunque durare più di 20-30 minuti, l’intervallo di tempo in cui il bambino impiega la sua concentrazione focalizzandosi su un compito. Se il compito viene proposto nel grande gruppo classe, è possibile che il bambino termini le sue energie prima dei 20 minuti, occorre quindi ridurre il tempo. In particolare, il bambino con ASD ha bisogno di molte pause (sopratutto all’inizio e alla fine della scuola) che vanno create e in parte strutturate. Le pause possono essere di puro recupero e riposo in solitudine o costituite da situazioni piacevoli con la figura di riferimento in cui il bambino si sente parte attiva e funzionante. L’adulto deve far capire al bambino che può riprovare queste
attività quando ha bisogno di alleviare momenti di sovraccarico e deve insegnargli che può comunicare di essere stanco. La possibilità di sperimentare queste attività regolarmente fornisce la continuità esperienziale utile al bambino per sentirsi sicuro e crea apprendimento per la regolazione e la comunicazione degli stati interni.

Presentazione degli stimoli
In generale, in ogni fascia di età, occorre fare molta attenzione alla presentazione degli stimoli proprio perché gli individui con ASD spesso presentano canali sensoriali compromessi e modalità atipiche nella capacità associativa delle azioni (es.: difficoltà a guardare chi parla e comprendere il messaggio, difficoltà a ascoltare e fare, ecc.). Per permettere apprendimenti adeguati e stabili nel tempo, è necessario fornire stimolazioni sfruttando tutti i canali sensoriali, per essere certi di raggiungere la comprensione del  bambino. Inoltre, è utile ripetere queste stimolazioni, più e più volte, affinché la loro acquisizione non sia consolidata. In genere, il canale sensoriale più deficitario è quello
acustico e quindi occorre favorire il canale visivo utilizzando immagini, foto, video, schemi con disegni e colori differenti, mappe concettuali, schemi strutturati, ecc.

Progetto autismo: tre anni di esperienze nelle scuole trentine a cura di Paola Venuti, Stefano Cainelli, Carolina Coco, Chiara Cainelli, Ulisse Paolini © Editore Provincia autonoma di Trento – IPRASE

L’intero articolo è disponibile al seguente link – Progetto autismo : tre anni di esperienze nelle scuole trentine

ODFLab  ll Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab) è un’unità operativa del Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università degli Studi di Trento. Presso il Laboratorio si svolge attività di ricerca, di formazione e di applicazione clinica nell’area della psicopatologia dello sviluppo, della disabilità e del disagio socio-emotivo.

IPRASE IPRASE – Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa, Ente strumentale della Provincia Autonoma di Trento, così come disposto dall’art. 33 della L.P. 16 giugno 2006, n. 3, sostiene l’attività del sistema educativo provinciale e, secondo quanto stabilito dall’art. 42 della L.P. 7 agosto 2006, n.5 e s.m., ha il compito di promuovere e realizzare azioni finalizzate alla ricerca, alla sperimentazione, alla documentazione, allo studio e all’approfondimento di tematiche educative e formative, anche relative alla condizione giovanile, e di favorire iniziative a sostegno dell’innovazione didattica e dell’autonomia scolastica

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Raffaele Ettrapini

Laureato in Psicologia, Neuroscienze, all’ Università degli Studi di TRENTO. Iscritto all’Albo degli Psicologi di Trento. Specializzando presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva di Verona. Iscritto a ISAAC ITALY. Si è specializzato nell’ ambito dei disturbi dello Spettro autistico attraverso la partecipazione a Master, Corsi di formazione e di perfezionamento. Ha svolto attività di ricerca e collabora con il Dipartimento di Scienze della Cognizione e della Formazione, Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab), dell’Università degli Studi di Trento.