Questa settimana, un team di ricercatori della  USC Viterbi School of Engineering renderà pubblici i risultati di uno studio pilota sugli effetti dell’utilizzo di robot umanoidi per favorire l’acquisizione di comportamenti di imitazione finalizzati al potenziamento dell’autonomia  nei bambini con disturbo dello spettro autistico.

I risultati dello studio, intitolato “Graded Cueing Feedback in Robot-Mediated Imitation Practice for Children with Autism Spectrum Disorders“, saranno presentati alla 23 ° conferenza  IInternational Symposium on Robot and Human Interactive Communication (RO-MAN) a Edimburgo, in Scozia.

Lo studio pilota è stato condotto da Maja Matarić, e da Chan Soon-Shiong Chair, la ricerca si concentra su come la robotica può aiutare le persone con esigenze speciali, compresi i pazienti con Alzheimer e i bambini con disturbo dello spettro autistico (ASD).
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Il team di ricerca comprende Jillian Greczek,  Amin Atrash, e Edward Kaszubski, essi riportano come “C’è grande richiesta e necessità di assistenza sanitaria, tale aiuto può essere veicolato e aiutato da macchine intelligenti in grado di aiutare le persone di tutte le età ad essere meno sole, a svolgere esercizi riabilitativi, e ad apprendere comportamenti sociali, vi sono tante cose che si possono fare attraverso l’integrazione con le tecnologie emergenti.”
Per lo studio, i ricercatori, hanno esaminato come, i bambini con ASD reagiscono a dei robot umanoidi che forniscono istruzioni in modo graduale, una speciale tecnica di terapia occupazionale che, fornendo spunti, o richieste, sempre più specifici modellano il comportamento per aiutare la persona ad acquisire nuove abilità o a recuperare quelle perse.

Matarić e il suo team hanno diviso un gruppo di 12 bambini con ASD ad alto funzionamento  in due gruppi, uno sperimentale e uno di controllo. Ogni bambino ha poi giocato ad un gioco di imitazione (“copycat”) con un robot Nao, che ha chiesto al bambino ad imitare 25 diverse posizioni del braccio.

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“In questo studio abbiamo utilizzato delle istruzioni graduali per sviluppare l’abilità sociale dell’imitazione attraverso il gioco copycat”, ha detto Jillian Greczek, che ha curato lo studio. “La nostra speranza è che l’apprendimento di tali competenze possa essere poi generalizzata ad altri contesti. Quindi, se un bambino con autismo, durante la ricreazione con gli amici, vede alcuni bambini che stanno giocando, il bambino potrebbe osservare il gioco, capire come si fa e dire, “Ok, vedo come stanno giocando, e posso giocare anch’io come e con loro. “‘
Quando un bambino, in entrambi i gruppi, imitava sociallyassicorrettamente la posizione, il robot emetteva nei suoi occhi un lampo verde  e un rinforzo uditivo: “Buon lavoro!” Quando un bambino, nel gruppo di controllo, non riusciva a imitare correttamente la posizione, il robot semplicemente ripeteva il comando senza variazioni. Tuttavia, per i partecipanti del gruppo sperimentale quando un bambino non copiava la posizione corretta con precisione, il robot Nao, in un primo momento forniva spunti solo verbali e poi, in seguito, forniva  istruzioni e dimostrazioni della posizione in maniera sempre più dettagliata.

Lo studio ha mostrato come, i bambini che avevano ricevuto istruzioni diversificate fino al raggiungimento della posizione corretta, mostravano un miglioramento o un mantenimento della prestazione, mentre i bambini che non avevano ricevuto le informazioni graduate regredivano o le loro prestazioni rimanevano inalterate. Questi risultati suggeriscono quindi che un feedback variegato è più efficace e meno frustrante piuttosto che ricevere semplicemente lo stesso messaggio più volte quando non riuscivano ad imitare correttamente la posizione, inoltre si è potuto dimostrare come un robot di assistenza sociale possa essere efficace nel fornire tale feedback.
I risultati preliminari di questo studio sono promettenti per l’utilizzo di questa tecnica finalizzata a migliorare l’autonomia dell’utente attraverso l’ intervento mediatore di un robot. Matarić spera che, entro un decennio, i bambini con ASD possano avere i loro propri personal robot in modo tale da essere aiutati con la terapia, con le richieste nelle attività quotidiane, allenarli per le interazioni con gli altri, e incoraggiarli nel giocare con i coetanei.
Per Matarić l’idea è quella di dare finalmente ad ogni bambino un robot personalizzato dedicato a fornire la motivazione e la gratificazione corretta in prospettiva di una maggiore integrazione.

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