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I ricercatori del MIT( Massachusetts Institute of Technology)  hanno cercato di capire se l’incapacità dei soggetti autistici di fare delle predizioni possa essere alla base di questo disturbo e di tutte le difficoltà che esso comporta.

L’autismo è un gruppo complesso di disturbi che spesso si manifesta con: difficoltà comunicativa, difficoltà nelle relazioni sociale, stretta aderenza alla routine e presenza di comportamenti ripetitivi. Oggi, una nuova analisi di dati esistenti ha guidato i ricercatori a credere che l’incapacità di fare delle predizioni possa essere la base di questi ed altri comuni markers comportamentali del disturbo dello spettro autistico. I ricercatori hanno ipotizzato che le persone con ASD fanno molta fatica ad inserire nel contesto gli eventi di cui fanno esperienza o che osservano. In altre parole, loro non possono determinare cosa è successo prima di un evento e cosa l’ha causato o fare predizioni su quale potrebbe essere il risultato dell’evento stesso.  I ricercatori credono che questa mancanza metta a dura prova il cervello, rendendolo costantemente sovraccarico durante l’analisi di un ambiente apparentemente caotico. A causa di questo incessante bisogno di osservazione e dell’incerta fine che può avere un evento le persone con ASD esperiscono un accresciuto livello di ansia e ipersensitività.

Nel “Proceedings of the National Academy of Science Journal”, i ricercatori assumono che il cervello di soggetti autistici non possa abituarsi a determinati tocchi, suoni o stimoli visivi nello stesso modo di un cervello neurotipico. In altre parole, il cervello non può dare priorità a determinati stimoli e così è costantemente ipervigile ed eccessivamente sensibile(come accade per esempio quando si indossano vestiti troppo stretti o si sentono suoni troppo forti).

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Questa nuova ipotesi, chiamata ufficialmente “ipotesi del danneggiamento predittivo”, sostiene che le difficoltà sociali derivino dunque da problemi di categorizzazioni e difficoltà nel mettere in ordine gli eventi. Persone con ASD non possono  anticipare cosa accadrà dopo un sorriso o prima di un pianto e manifestano così una marcata difficoltà sociale. Quindi, i comportamenti routinari caratteristici del disturbo potrebbero essere la manifestazione di una strategia da applicare ordinatamente nella loro quotidianità imprevedibile.

Mentre la teoria non propone nuovi trattamenti e non identifica difetti neuronali alla base di questo disturbo, i neuroscienziati credono che sia una nuova via utile per pensare all’autismo al di là della sperimentazione. Questa infatti potrebbe condurre a delle terapie rivolte allo sviluppo delle capacità predittive che potrebbero alleviare le sofferenze e l’ansia legate all’ imprevedibilità dell’ambiente ed a stabilire ordine in un mondo disordinato.

http://dspace.mit.edu/handle/1721.1/90824

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