Una ricerca svela che nella popolazione adulta un´alta percentuale di persone con autismo soffre di depressione e disturbi d´ansia. Anche tra gli adolescenti e bambini autistici i disturbi d´ansia sembrano piuttosto comuni, con una percentuale compresa tra il 42% e l´80%

 

Guido D´Angelo, Associazione Dalla Luna – Professionisti per l´autismo.

Un´alta percentuale di persone con autismo soffre di depressione e disturbi d´ansia. Tra gli adolescenti e bambini autistici i disturbi d´ansia sembrano piuttosto comuni, con una percentuale compresa tra il 42% e l´80%.

 

Qualche informazione

Nell´ambito dei disturbi d´ansia nell´autismo, i più frequenti sono fobie specifiche, disturbo ossessivo compulsivo e ansia sociale. Nelle persone con disturbi dello spettro autistico le difficoltà correlate ai disturbi d´ansia vengono spesso intensificate dalla sintomatologia autistica, compromettendo così la qualità della loro vita.

Sono necessari dunque adeguati modelli di trattamento, basati su evidenze empiriche, che riescano a ridurre la sintomatologia ansiosa e insegnino un modo per gestire e sfogare lo stress derivato dalla situazione fobica.

 

Terapia Cognitivo-Comportamentale

Attualmente la terapia cognitivo-comportamentale sembra offrire i risultati più promettenti, tuttavia specifici adattamenti sono necessari per rendere la terapia cognitivo-comportamentale fruibile alla popolazione con autismo, applicando variazioni in base all´età, al livello di sviluppo cognitivo e linguistico. L´esposizione graduale e il rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili sono tra le tecniche comportamentali più efficaci, utilizzabili indipendentemente dal quoziente intellettivo e dal linguaggio.

L´esposizione graduale consiste nell´individuare gli eventi che scatenano la fobia, costruire una gerarchia degli stessi secondo un livello crescente di paura elicitata e nell´esporre l´individuo che beneficia del trattamento agli stessi, progredendo da quelli a più bassa intensità emotiva a quelli con più alta intensità emotiva. Nelle persone con autismo, in particolar modo in assenza di linguaggio, va posta molta attenzione alla selezione degli eventi che incutono timore e alla successiva esposizione, in quanto questi pazienti non sono in grado di riportare con esattezza i propri livelli di paura rispetto agli eventi. Sì utilizzerà quindi una certa prudenza nel procedere dai livelli più bassi verso quelli più alti della gerarchia, in modo da ridurre il rischio di evasione dal compito e di condizionamento avversivo delle persone, dei materiali e dei luoghi coinvolti nell´esposizione.

 

Rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili

Il rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili (DRI) va adottato soprattutto quando il paziente utilizza dei modi disfunzionali per ridurre gli stati ansiosi, come comportamenti auto o etero-aggressivi e/o auto-stimolazioni che compromettono significativamente il suo livello di funzionamento.

Il DRI consiste nella riduzione dei comportamenti problema, mediante rinforzo di comportamenti funzionali incompatibili con il comportamento problema. È importante che i comportamenti alternativi selezionati risultino rinforzanti, in modo da poter essere adottati in modo più o meno rapido e naturale dal paziente e, al contempo, siano in grado di catturarne l´attenzione distogliendola dallo stimolo ansiogeno. Ad esempio se il comportamento funzionale alla riduzione dell´ansia è “graffiarsi” e il paziente ha un forte interesse per gli oggetti luminosi, è possibile insegnare al paziente ad attivare un oggetto luminoso e a manipolarlo, ogni volta che viene presentata una situazione temuta o sperimentato uno stato d´ansia questo dovrebbe portare ad una riduzione dei primi comportamenti a favore dei secondi.

 

Trattamento

Nel trattamento di pazienti con un adeguato livello cognitivo e buone capacità comunicative, può essere utile integrare  strategie comportamentali con strategie cognitive che promuovano una maggiore comprensione dei propri stati emotivi, la capacità di monitorare e modificare in modo funzionale i propri pensieri disfunzionali, di riflettere sulla propria esperienza per intraprendere adeguati percorsi di azione.

Infine è importante sottolineare come l´intervento focalizzato sui sintomi acquisisce una maggiore efficacia se  viene accompagnato da un trattamento psicoeducativo sviluppato in parallelo. L’importante è che consenta all´individuo di percepirsi come un agente efficace nel proprio mondo fisico e sociale.

I training finalizzati all´incremento di autonomia, riducono la dipendenza dalle figure di riferimento e migliorano il proprio senso di competenza, favorendo la capacità dell’individuo di fronteggiare le situazioni che scatenano ansia.

Allo stesso modo i training di abilità sociali promuovono abilità utili per agire in modo più efficace nel mondo sociale, riducendo il rischio di espulsione da parte del gruppo dei pari e, di conseguenza, i livelli di ansia sociale

 

Fonte