Simboli CAA sono utili anche agli altri piccoli lettori

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Sono nati per bambini e ragazzi con difficoltà di comunicazione, perché portatori di disabilità o con disturbi del linguaggio o dell’attenzione. Ma col passare del tempo è diventato chiaro che i libri in simboli potevano essere utili anche per quelli che, provenienti da altri Paesi o figli di migranti, non hanno familiarità con l’italiano, e alla fine anche per tutti gli altri. Gli In-book sono libri illustrati con testo integralmente scritto in simboli, pensati per essere ascoltati mentre un “compagno di strada” legge ad alta voce o per essere letti in autonomia.

LA STORIA – La storia dei libri in simboli è un tipico esempio di come un’iniziativa nata per aiutare persone con bisogni speciali possa rivelarsi utile per tutti gli altri. «Circa 15 anni fa abbiamo cominciato a tradurre di volta in volta, con un apposito software, singoli testi per bambini con particolari difficoltà – racconta Antonella Costantino, responsabile del Servizio di neuropsichiatria infantile del Policlinico di Milano -. Qualcuno poi ha cominciato a portarli a scuola, dove hanno finito per integrarsi nelle biblioteche di classe». E così uno strumento nato per favorire la lettura in pazienti con diversi tipi di disturbi, attraverso simboli che facilitassero la lettura della parola scritta, è arrivato tra le mani di bambini perfettamente normali, che hanno cominciato a utilizzarli e apprezzarli.

IMPARARE A LEGGERE – «Anche il bambino che non sa ancora leggere, con l’aiuto dei simboli riesce a seguire la storia, e spesso i più grandicelli la raccontano ai compagni più piccini» prosegue la neuropsichiatra milanese. Negli anni della scuola dell’infanzia infatti i piccoli sono impegnati nella traversata che li porta dal semplice “guardare le figure” alla vera e propria lettura: un passaggio difficile, favorito dall’ascolto delle storie lette ad alta voce. Ma quella che una volta era una consuetudine all’asilo, poi ribattezzato scuola materna, è diventata un’attività sempre più difficile nelle classi affollate delle scuole dell’infanzia di oggi. E con i tempi serrati della quotidianità anche i genitori spesso stentano a rispettare la tradizione della fiaba della buonanotte. «Ascoltando i libri letti ad alta voce i piccoli familiarizzano con il linguaggio formale della scrittura, molto più ricco e complesso di quello che viene utilizzato comunemente nella vita di tutti i giorni, soprattutto quando si parla con i bambini – prosegue Costantino -. Già a tre anni il vocabolario di un bambino che vive in una famiglia con un livello culturale superiore può avere un vocabolario tre volte più ampio di chi è nato in una casa senza libri». I libri in simboli sono molto utili anche per le famiglie di migranti: «I genitori stranieri possono trovarsi in difficoltà a leggere in italiano – prosegue l’esperta -, ma lo fanno volentieri quando sono aiutati da questa forma di “comunicazione aumentativa”».

I DIRITTI – Nel momento in cui, da prodotto di nicchia riservato ai disabili, gli In-book si sono diffusi tra i bambini normali, sono però sorte questioni legate al copyright: «Gli editori per ragazzi stentano ad accettare di pubblicare le traduzioni in simboli, anche se siamo disposti a fornirle loro gratuitamente – prosegue la neuropsichiatra -, mentre le royalties sull’uso dei simboli sono comprese nel prezzo del software che abbiamo acquistato per ottenere le versioni figurate, per cui non dovrebbero esserci problemi». L’operazione, che è stata recentemente presentata in una mostra accompagnata da appositi laboratori nei locali del Policlinico di Milano, rischia quindi di restare limitata. «Vorremmo invece condividere ciò che sperimentiamo come un potente strumento di inclusione – conclude Costantino -, per aiutare tutti i bambini a esprimere pienamente le proprie potenzialità».

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