L’obiettivo della campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi promossa dall’associazione “Una breccia nel muro”, lanciata venerdì scorso a Roma, e intitolata “Solidarietà piccante. Un peperoncino per l’autismo” è quello di conoscere l’autismo e informare l’opinione pubblica sui disturbi dello spettro autistico che, pur essendo poco noti a causa della loro complessità, hanno un fortissimo impatto sulle famiglie dei malati e di conseguenza sull’intera società.

Arrivata alla sua terza edizione, la manifestazione si propone non solo di sensibilizzare sempre più persone sull’autismo, ma anche di raccogliere fondi per la causa attraverso la vendita di piantine di peperoncino in moltissime piazze italiane.

 

La campagna intende sensibilizzare e informare l’opinione pubblica su una malattia poco conosciuta e molto diffusa che ha un impatto rilevante sulle famiglie. Una diagnosi precoce, anche prima dei 18 mesi di vita, e un trattamento immediato possono cambiare la vita di un bambino e recuperarlo a un vivere sociale dal quale sarebbe altrimenti escluso” ha detto Alberto Zuliani,presidente di Una breccia nel muro nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa.

Per questo, insieme alle piante di peperoncino, distribuiamo in 400 città, un volantino che, attraverso fumetti, illustra i segnali più frequenti nei bambini autistici che consigliano di rivolgersi a uno specialista” ha continuato Zuliani.

Grazie alle attività di associazioni come “Una breccia nel muro” che finalmente si accendono i riflettori sull’autismo che è la prima causa di invalidità al mondo in età infantile e che, come disturbo cronico, prevede trattamenti molto costosi” ha spiegato Stefano Vicari, primario di neuropsichiatra dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù.

Questa sarà l’emergenza vera dei prossimi anni. Sono molti i trattamenti non basati sull’evidenza riconosciuti, purtroppo, dal Ssn, mentre quelli basati sull’evidenza scientifica non ricevono alcun sostegno, portando a uno sperpero delle risorse” ha precisato ancora Vicari.

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Nel corso dell’incontro Marco Sabatini Scalmati, giornalista e padre di Matteo, un bambino autistico di 8 anni, ha portato la sua esperienza spiegando come spesso una diagnosi specifica su questo disturbo non avvenga nei primissimi anni di vita (per Matteo, per esempio, è arrivata dopo i 5 anni e mezzo), come invece dovrebbe essere.

Ma non solo. Anche da un punto di vista terapeutico, gli approcci suggeriti, ovvero la logopedia e la psicomotricità, non appaiono per nulla risolutivi nell’affrontare il disturbo, ha continuato Sabatini Scalmati. “Dopo aver sentito vari pareri abbiamo scelto la terapia ABA e il centro “Una breccia nel muro”. Il percorso iniziato con loro ha dato a Matteo da subito importanti miglioramenti e ormai siamo al terzo anno” ha aggiunto il papà di Matteo.

L’ABA, non ancora riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale e quindi a totale carico delle famiglie dei malati, non è “di per sé” una “terapia per l’autismo”. Tuttavia molte applicazioni sono state sviluppate per favorire lo sviluppo cognitivo di bambini con disturbi di origine diversa, fra cui i bambini autistici, anche attraverso il trasferimento di conoscenze specialistiche a familiari o a persone in grado di aiutarli.

Anni di studi metodici e dettagliati hanno infatti portato gli analisti del comportamento a ritenere che non ci sia alcuna differenza, in termini di processi di apprendimento, fra un bambino che si sviluppa normalmente e un altro che presenta nel crescere alterazioni dello sviluppo cognitivo e disturbi del comportamento. Gli stessi principi si applicano ad ogni condizione umana e la ricerca mostra chiaramente che i bambini con autismo imparano e che può essere loro insegnato come a qualunque altro bambino.

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Clicca qui  per avere tutte le informazioni sulla campagna ““Solidarietà piccante. Un peperoncino per l’autismo” e sulle modalità di donazione.

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