I risultati di un piccolo trial clinico suggeriscono che un supplemento derivato dai germogli di broccoli potrebbe alleviare i principali sintomi dell’autismo in persone affette da questo disturbo.

Lo studio ha coinvolto 40 ragazzi e giovani uomini tra i 13 e i 27 anni con diversi livelli di autismo. Di questi, 29 sono stati selezionati in maniera casuale per ricevere una dose giornaliera di sulforafano variabile tra 50 e 150 µmol in base al peso del soggetto, mentre gli 11 restanti hanno ricevuto un placebo identico. I ricercatori, i partecipanti ed i familiari non erano stati informati di chi avesse ricevuto il trattamento fino alla fine dell’esperimento.

Prima di cominciare, sono state compilate tre valutazioni standard dai genitori dei partecipanti insieme ad un medico per misurare le difficoltà sensoriali, l’abilità a relazionarsi con gli altri, le capacità comunicative, le capacità sociali e altri comportamenti correlati all’autismo.  I ricercatori hanno ripetuto queste valutazioni a 4 , 10 e 18 settimane dall’inizio del trattamento e infine a 4 settimane dalla conclusione di quest’ultimo. Dei 40 partecipanti che avevano cominciato l’esperimento, 37 sono rimasti fino alla valutazione finale.

Quasi la metà dei soggetti a cui era stato dato il sulforafano ha risposto al trattamento ed i risultati della valutazione a 18 settimane hanno mostrato che: il 46% di questi ha avuto un incremento significativo nelle interazioni sociali, il 42% ha avuto un incremento significativo nella comunicazione verbale e il 54% ha avuto un decremento sostanziale dei comportamenti atipici. La maggior parte di questi individui ha cominciato a mostrare dei miglioramenti durante le prime 4 settimane nell’irritabilità, nella letargia, nei movimenti ripetitivi, nei manierismi inusuali, nell’ iperattività, nella consapevolezza e nella comunicazione e ha continuato a migliorare per il resto del trattamento . Quattro settimane dopo la fine del trattamento la valutazione ha mostrato che i sintomi erano tornati agli stessi livelli presenti prima dell’assunzione del sulforafano. Al contrario, i ragazzi e gli uomini che avevano ricevuto il placebo non hanno mostrato cambiamenti durante lo studio o se presenti erano molto lievi.

Il ricercatore medico Paul Wang sostiene che, nonostante i risultati dello studio siano molto interessanti e rilevanti, si tratti di uno studio preliminare e troppo ristretto per provare che il sulforafano possa aiutare nel trattamento dell’autismo. La speranza è quella che gli autori e i ricercatori possano andare avanti con questo tipo di studi e che, prima o poi, si riescano ad affrontare domande a cui non si è ancora trovata una risposta ed arrivare ad utilizzare delle valutazioni potenzialmente sicure.

“Siamo distanti dall’essere in grado di dichiarare una vittoria sull’autismo, ma questo ci dà un’importante intuizione sul cosa potrebbe aiutare”,
dice il co-investigatore Andrew Zimmerman, un neurologo pediatrico al UMass Memorial Medical Center. Il dottor Zimmerman aggiunge che prima che si sapesse quali soggetti avevano preso il sulforafano, sia i ricercatori che i genitori avevano notato dei cambiamenti in 13 soggetti; questi cambiamenti includevano sia il guardare negli occhi le altre persone che la diminuzione di stereotipie comportamentali. Alla fine dell’esperimento i dati hanno mostrato che i 13 soggetti di cui si parla avevano preso la dose di sulforafano e non il placebo.

“Crediamo che questa potrebbe essere un’evidenza preliminare sul primo trattamento per l’autismo che diminuisce i sintomi da un’apparente correzione di alcuni problemi cellulari” dice il co-autore Paul Talalay. Specificatamente i ricercatori stanno meditando sul fatto che il sulforafano potrebbe correggere i problemi biochimici legati all’autismo a livello delle cellule del cervello. La sostanza chimica del sulforafano presente nei broccoli era già stata oggetto di precedenti ricerche scientifiche. Il dottor Talalay ha studiato il sulforafano per decenni e nel 1992 il suo gruppo di ricerca ha trovato prove che le sostanze chimiche supportano le difese naturali del nostro corpo contro le infiammazioni e lo stress ossidativo.

Più tardi, il team di ricercatori ha trovato prove a favore del fatto che il sulforafano migliora la risposta del corpo ad un consistente cambiamento di temperatura. La risposta chimica della sostanza infatti protegge le cellule dallo stress causato da alte temperature, inclusa la febbre. Nel 2007 il dottor Zimmerman ha indagato su un aneddoto comune che diceva che nei bambini autistici in stato febbrile i sintomi migliorano temporaneamente. Nonostante ci sia del vero in questa affermazione non è stato ancora identificato il meccanismo sottostante l’effetto della febbre su questo tipo di sintomi.  Dato che il sulforafano, come la febbre, innesca la risposta del corpo ad un cambio di temperatura, il dottor Zimmerman e Talalay si sono chiesti se il sulforafano potrebbe avere lo stesso effetto della febbre sui sintomi autistici. Il loro studio è stato pensato per verificare questa idea; infatti i genitori di 32 partecipanti hanno riferito che i figli avevano già avuto degli episodi febbrili in cui i sintomi sembravano alleviati. Il sulforafano quindi, come la febbre, potrebbe temporaneamente aiutare i neuroni a far fronte alle loro disabilità. Tuttavia Talalay avverte che i germogli di broccoli e i broccoli maturi non contengono gli stessi livelli di sulforafano presenti nel supplemento utilizzato durante lo studio e che mangiare una grande quantità di broccoli o altre verdure non può produrre lo stesso effetto ottenuto nell’esperimento.

 

http://www.pnas.org/content/early/2014/10/08/1416940111.abstract

Giorgia Bissoli

Laureata in Psicologia, Neuroscienze, presso l' Università degli Studi di Trento. Iscritta all’ Albo degli Psicologi del Veneto. Attualmente sta seguendo la Scuola di Perfezionamento in Tecnologie Educative presso il dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione dell’Università di Trento. Negli ultimi anni ha lavorato come educatrice scolastica con bambini che rientrano nel disturbo dello spettro autistico ed ora si sta formando come tecnico del comportamento registrato (RBT). Ha svolto attività di ricerca con pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza presso il CiMeC (Centro interdipartimentale Mente/Cervello) e il CeRiN (Centro di Riabilitazione Neurocognitiva) di Rovereto.