Comunicazione mediata da computer: un aiuto per l’autismo.

Comunicazione mediata da computer: un aiuto per l’autismo.

Le persone che rientrano nel disturbo dello spettro autistico spesso manifestano difficoltà nel cominciare e nel mantenere relazioni sociali con altre persone poiché non sempre la comunicazione si verifica in condizioni favorevoli; per avere una miglior comunicazione si cerca un ambiente fortemente strutturato e privo di elementi di disturbo che potrebbero causare un sovraccarico sensoriale. Un modo per trovarsi in un ambiente di questo tipo è quello di utilizzare una comunicazione mediata da computer in quanto questa forma di comunicazione permette ad ogni interlocutore di avere parecchio tempo per pensare alla risposta da inviare ed al messaggio che vuole comunicare. Inoltre, utilizzando questo tipo di canali comunicativi non si hanno ulteriori segnali da interpretare come avviene invece nel caso del linguaggio del corpo.

Non è dunque difficile pensare a come la comunicazione mediata da computer potrebbe aiutare le persone con autismo. Esistono delle ricerche che hanno cercato di verificare se le persone ricevono veramente un aiuto utilizzando la tecnologia per comunicare. È stato condotto una studio comparando i pattern comunicativi di persone con ASD e quelli di un gruppo di controllo senza ASD. Alla Leiden University hanno comparato i pattern comunicativi computerizzati di circa 100 adulti che rientravano nello spettro ad alto funzionamento e un gruppo di controllo di circa 70 individui a sviluppo tipico. I loro risultati hanno mostrato che non solo la tecnologia può aiutare gli individui nello spettro, ma riesce anche ad alzare i loro livello di soddisfazione personale riguardo la qualità della vita. Plaat e co hanno reclutato volontari per entrambi i gruppi e chiesto di compilare dei questionari su come essi utilizzano internet e sulle varie forme di comunicazione. Sono stati raccolte informazioni anagrafiche ed è stato chiesto agli individui di inserire in un questionario standard informazioni riguardanti il loro benessere e il posto che occupano nello spettro ed infine si è cercata una correlazione tra i dati trovati.

ssd3

Questi risultati mostrano chiare differenze tra i due gruppi. Le persone con ASD tendono ad usare la comunicazione mediata da computer altrettanto o più rispetto al gruppo di controllo e apprezzano maggiormente questo tipo di comunicazione. I soggetti autistici presentano inoltre una media più alta di amici online rispetto al gruppo di controllo. Il vantaggio per le persone con ASD sta nel fatto che il tempo di risposta è maggiore: una comunicazione mediata da computer non richiede una risposta immediata e dà alle persone più tempo per rispondere. Nel gruppo di controllo invece la flessibilità temporale di risposta era considerato un vantaggio solo per chi necessitava di tempo per dare una risposta.  Nel complesso, le persone con un disturbo dello spettro autistico identificano e valutano positivamente i vantaggi che li aiutano a mitigare le loro difficoltà. Abbastanza significativa è la relazione tra la comunicazione sociale  e lo stato di benessere dell’individuo: le persone che rientrano nello spettro sono maggiormente soddisfatte della loro vita sociale online piuttosto che della loro vita sociale reale e della loro vita in generale. Essi non hanno ancora raggiunto il livello di soddisfazione dei soggetti di controllo, ma la differenza è minore rispetto agli altri aspetti della vita, e sono in media sul polo positivo della scala. Questo ha fornito alcune importanti informazioni sul ruolo che la comunicazione mediata da computer può avere nell’ aiutare gli adulti ad alto funzionamento e a contribuire a migliorare la loro qualità della vita. Comunque, è difficile arrivare a delle conclusioni specifiche di questa ricerca sui benefici della comunicazione mediata da computer.

Un problema sta nelle differenze che esistono tra i due gruppi che potrebbero rendere impossibile la comparazione degli stessi. Gli adulti del gruppo di soggetti ASD nonostante abbiano lo stesso livello di intelligenza del gruppo di controllo presentano un più basso livello di istruzione e per esempio hanno più possibilità di essere disoccupate. Questi tipi di differenze potrebbero essere responsabili del fatto che le persone che rientrano nello spettro trascorrano più tempo online: qualcuno infatti, essendo disoccupato, potrebbe semplicemente avere più tempo a disposizione da trascorrere online indipendentemente dal fatto che appartengano allo spettro o meno. Altri dubbi sorgono sulla natura delle amicizie: le definizioni di amicizia sono state date dagli stessi individui e questo potrebbe aver creato delle sostanziali differenze che i ricercatori non sono riusciti ad indagare. Non si possono escludere queste spiegazioni alternative ma Plaat continua a pensare che le amicizie e le conoscenze acquisite svolgano comunque un ruolo fondamentale e significativo nella vita di queste persone e che influenzino anche la soddisfazione personale nella loro vita sociale.

E’ difficile reclutare individui che possano essere messi a confronto in questo tipo di ricerca ma il messaggio finale sembra chiaro: la comunicazione mediata da computer è una tecnologia abilitante per adulti ad alto funzionamento che riesce a dar loro uno stato di benessere in una situazione certa e incrementare la loro abilità di relazionarsi con gli altri. Capire come questa capacità possa essere migliorata è ora l’obiettivo principale.

http://arxiv.org/ftp/arxiv/papers/1410/1410.1087.pdf

Last Updated on

Giorgia Bissoli

Laureata in Psicologia, Neuroscienze, presso l' Università degli Studi di Trento. Iscritta all’ Albo degli Psicologi del Veneto. Attualmente sta seguendo la Scuola di Perfezionamento in Tecnologie Educative presso il dipartimento di Ingegneria e Scienze dell’Informazione dell’Università di Trento. Negli ultimi anni ha lavorato come educatrice scolastica con bambini che rientrano nel disturbo dello spettro autistico ed ora si sta formando come tecnico del comportamento registrato (RBT). Ha svolto attività di ricerca con pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza presso il CiMeC (Centro interdipartimentale Mente/Cervello) e il CeRiN (Centro di Riabilitazione Neurocognitiva) di Rovereto.