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  • Post published:24 Aprile 2012
  • Post Category:CAA

Comunicazione Aumentativa e Alternativa è il termine usato per descrivere l’insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie che facilitano e aumentano la comunicazione in persone che hanno difficoltà ad usare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura.

L’ aggettivo “Aumentativa” (traduzione dal termine inglese Augmentative) indica come le modalità di comunicazione utilizzate siano tese non ha sostituire, ma ad accrescere la comunicazione naturale: l’obiettivo dell’intervento deve essere infatti l’espansione delle capacità comunicative tramite tutte le modalità e tutti i canali a disposizione.

La C.A.A. non è quindi sostitutiva del linguaggio orale e neppure ne inibisce lo sviluppo quando questo è possibile; si traduce invece sempre in sostegno alla relazione, alla comprensione e al pensiero. L’aggettivo “Alternativa” viene usato sempre meno perché presuppone di sostituire le modalità comunicative esistenti.

La Comunicazione Aumentativa e Alternativa rappresenta oggi un’area della pratica clinica che cerca di ridurre, contenere, compensare la disabilità temporanea e permanente di persone che presentano un grave disturbo della comunicazione sia sul versante espressivo, sia sul versante ricettivo, attraverso il potenziamento delle abilità presenti, la valorizzazione delle modalità naturali e l’uso di modalità speciali.

La C.A.A. è quindi tutto quello che aiuta chi non può parlare a comunicare; è un approccio e non una tecnica riabilitativa; riconoscendo e valorizzando la persona tiene insieme la dimensione del corpo e della mente. Non si oppone, ma integra qualsiasi altro intervento riabilitativo ed educativo che spesso, purtroppo, non si confronta con la vita o si confronta troppo poco con quelle che sono le condizioni necessarie per migliorare la qualità della vita.

E’ ormai esperienza di molte famiglie e di professionisti che lavorano nel campo della C.A.A., come tecniche, strumenti e ausili anche molto sofisticati non possono risolvere le difficoltà espressive ed i complessi bisogni comunicativi di coloro che sono per questo definiti come persone con complessi bisogni comunicativi. Se gli strumenti, le tecniche e gli ausili non vengono inseriti in un preciso progetto di C.A.A., non riescono a sviluppare un’effettiva interazione comunicativa. Spesso non riescono neppure a modificare l’attitudine di dipendenza e passività che frequentemente si instaura nei bambini che sperimentano fin dalla nascita ripetute esperienze di impossibilità di controllo sull’ambiente, esperienze negative, che portano nel tempo ad una minore motivazione a provocare cambiamenti.

Lo scopo della CAA è quello di costruire competenze comunicative sia nella persona disabile che nelle persone del suo ambiente di vita. In pratica la C.A.A. si pone l’obiettivo di mettere ogni persona con complessi bisogni comunicativi nelle condizioni di poter attuare scelte, esprimere un rifiuto, un assenso, raccontare, esprimere i propri stati d’animo, influenzare il proprio ambiente e quindi auto-determinarsi diventano protagonista della propria vita.

In Italia sopravvive ancora un approccio oralista ai disturbi della comunicazione e un approccio funzionale, quale quello della C.A.A., spesso non viene adottato neppure quando l’intervento logopedico tradizionale non può realisticamente raggiungere risultati funzionali.

E’ ancora diffusa la convinzione che un intervento di C.A.A. possa inibire o ritardare un’eventuale comparsa del linguaggio orale, anche se emerge dalla letteratura e dalle esperienze cliniche che la C.A.A. non interferisce con la naturale abilità del bambino a sviluppare la comunicazione vocale e verbale.
I bambini infatti, tendono ad usare per comunicare la modalità più rapida, efficace ed accessibile (Mirenda P. 1998). Anche i bambini con un repertorio di suoni limitato, continuano ad usarli per alcuni scopi come ottenere l’attenzione, e i loro genitori sono in grado di discriminare tra i differenti suoni vocalici. Ricerche indicano al contrario che la C.A.A. accelera lo sviluppo del linguaggio orale, aumentando le occasioni di interazione e la conoscenza della lingua. Sopravvivono inoltre diversi pregiudizi da parte degli operatori e familiari delle persone disabili: si pensa che l’intervento di C.A.A. debba essere messo in pratica come ultima spiaggia, che vada proposta a chi abbia raggiunto un certo livello cognitivo, che serva solo per esprimersi, che non sia adatto se esistono problemi di comportamento. In realtà l’intervento di C.A.A. va iniziato il più precocemente possibile, è indicato per tutti coloro che hanno problemi comunicativi, sostiene lo sviluppo cognitivo, la comprensione e il pensiero e infine migliora e contiene i problemi di comportamento.

La C.A.A è indicata per ogni persona che presenta bisogni comunicativi complessi a componente linguistica ricettiva, linguistica espressiva, motoria, cognitiva e visiva. Le condizioni di disabilità che possono richiedere interventi di C.A.A. comprendono condizioni congenite, acquisite, neurologiche evolutive e temporanee.

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